Saviano fa a cazzotti con la lingua italiana ed usa (a casaccio) la vocale schwa. E rasenta il ridicolo

Roberto Saviano scivola sullaschwa. L’introduzione della vocale indistinta – rappresentata dal segno “ə”, che l’idiozia inclusivista vorrebbe porre come dogma della “neolingua” non risparmia figuracce agli stessi cultori del genere. Ultimo in ordine di tempo a cadere in cortocircuiti linguistici  è stato lo scrittore di “Gomorra“.  Intervistando la scrittrice russo-americana Masha Gessen, ha voluto esordire con l’uso della  schwa al posto delle desinenze maschili e femminili per definire le identità “non binarie”. Ma il tutto si è risolto in grossolani errori.

Un groviglio di parole con dei palesi errori che rendono la lettura disagevole e insensata. Saviano ha intonato l’inno a colei alla quale dobbiamo quest’uso inclusivo della vocale shwa.  “D’ora in poi, nel rispetto della volontà di Masha Gessen di non essere ascritta né al genere femminile, né a quello maschile, per la prima volta in un mio testo, sono felice di utilizzare la vocale schwa: come molto rispettosamente suggerito dalla mia amica e collega scrittrice Michela Murgia“. La scrittice sarda è la paladina e Saviano il suo “profeta”. Ne risulta un articolo bislacco nella forma. Nel senso che la vocale che tanto piace al mainstream progressista alla fine sfiora il ridicolo se adoperata a casaccio. «Intervistare Masha Gessen è toccare la storia della dissidenza contro Putin. È l’intellettualə che per primə ha descritto il suo potere criminale”. Ecco, il termine non ha bisogno di essere aggettivato, «intellettuale», è già un termine neutro. L’uso della schwa, in tal caso, è ridicolo.

Ancora un’assurdità: «le ho chiesto», trattandosi della Gessen che è non binaria, non va utilizzato, per carità. Quindi cosa ha fatto Saviano? Ha utilizza il pronome neutro in terza persona plurale: «ho chiesto loro». Ma questo è un errore grammaticale, come tutti sanno, perché il “loro” si usa al plurale. Tanto è vero che anche i seguaci di Saviano hanno trasalito accusandolo di essere troppo zelante rispetto alla“correttezza politica”. Sembra che neanche lui, un adepto della neolingua, non abbia capito bene come va usata per non cadere nella follia linguistica. Lo scrittore naturalmento si sente troppo superiore all’Accademia della Crusca e a quegli studiosi e linguisti che hanno spiegato perché la neolingua e l’uso della shwa sono una follia e rappresentino una degenerazione dell’italiano. 

Il linguista Massimo Arcangeli si è fatto promotore poco tempo fa di una petizione su change.org contro l’uso della shwa; che ha varcato la soglia dell’ufficialità quanto è stata utilizzata su un documento ufficiale del Miur. Fior fiore di intellettuali e filosofi di diversa estrazione culturale l’hanno sottoscritta: Massimo Cacciari, Alessandro Barbero, e Paolo Flores d’Arcais, da Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca; ma anche da attrici note come Barbara De Rossi e da registe come Cristina Comencini. Però Saviano vuole fare il fenomeno e si è voluto arruolare alla paradossale crociata del progressismo ugualmente. Ma gli errori grossolani sono disseminati in questo articolo dove la shwa sembra messa, appunto, a caso. Dando ragione, di fatto, ai sottoscrittori della petizione ma anche a chi invoca unicamente il buon senso. Trattasi di  “pericolosa deriva”, spacciata per “anelito d’inclusività”, dice il linguista. Non è a suon di “e” rovesciate che si guadagna l’inclusività, ma si ottiene solo la comicità. Il rispetto che le parole devono comunicare non si ottiene con errori e sgrammaticature forzate ai diktat ideologici.

Spiega Arcangeli al Giornale che non si tratta solo di decidere “tra un maschile sovraesteso (autore), un femminile caratterizzante; o un neutro inclusivo (autor)”. Un qualunque nome – in italiano – si porta dietro “accordi e legami intessuti con altre categorie o sottocategorie grammaticali variabili: (articoli, preposizioni articolate, pronomi, aggettivi, participi passati)”. E gli “effetti di un uso sistematico dello schwa – semplice o lungo – sarebbero devastanti”. Vale la pena mandare al macero la nostra lingua con le sue regole per un vezzo di una minoranza? Che imbarazza anche gli stessi intellettuali di sinistra? E’ solo un capriccio? Purtroppo è molto peggio: non è una questione linguista, ma una ideologica. E Saviano si fa pure bacchettare dai suoi fan… Abbiamo raggiunto il parossismo.

Pubblicato da edizioni24

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