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Santi in Paradiso. Al suocero di Conte è stata revocata la pena grazie a una norma del governo

“Pena revocata al suocero del premier”. Così titola il Corriere della sera  scrivendo  nell’articolo che «Cesare Paladino, gestore dell’Hotel Plaza di Roma e padre della compagna del presidente del Consiglio Conte, Olivia, ha ottenuto la revoca della sentenza di patteggiamento a un anno e due mesi di reclusione». Paladino era accusato di «peculato per non aver versato due milioni di euro di tassa di soggiorno al Comune tra il 2014 e il 2018. La motivazione della sentenza dice:  “Perché il fatto non è previsto  dalla legge come reato”». Il decreto rilancio, scrive il Corriere,  ha infatti stabilito che si applichi solo una sanzione amministrativa.

Sui social infuria la polemica. Valanghe di commenti, rabbia, indignazione. La vicenda è stata subito ripresa dal deputato di Italia Viva Michele Anzaldi e rilanciata da Dagospia. Sulla sua pagina Fb ha  pubblicato l’articolo la notizia corredata da un suo commento. Ecco cosa scrive. «Grazie a una norma del governo Conte (inserita in un decreto sulla pandemia), il suocero di Conte si è visto revocare la condanna precedentemente patteggiata per aver evaso 2 milioni di euro di tassa di soggiorno. Sembra incredibile ma è vero, così scrive il Corriere della sera. Chissà che ne pensano Grillo, M5s, Anac, Antitrust. Chissà che ne pensa il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini, che oggi spiega come i 90 miliardi di euro di evasione fiscale annua siano la vera piaga che impedisce all’Italia di avere servizi efficienti e tasse più basse.

Anzaldi  scrive ancora. «Viene da chiedersi. Se lo avesse fatto qualunque altro presidente del Consiglio, cosa sarebbe successo? C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che le domande delle Iene, contro le quali sono stati mandati a intervenire addirittura gli agenti della scorta del premier, non meritavano risposte? Ora i telegiornali e le trasmissioni Rai faranno il loro dovere giornalistico approfondendo questa vicenda e facendo loro le domande che alle Ienesono state impedite?»

Grazie a una norma del governo Conte (inserita in un decreto sulla pandemia), il suocero di Conte si è visto revocare la condanna precedentemente patteggiata per aver evaso 2 milioni di euro di tassa di soggiorno. Sembra incredibile ma è vero, così scrive il Corriere della sera. Chissà che ne pensano Grillo, M5s, Anac, Antitrust. Chissà che ne pensa il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini, che oggi spiega come i 90 miliardi di euro di evasione fiscale annua siano la vera piaga che impedisce all’Italia di avere servizi efficienti e tasse più basse. 
Viene da chiedersi: se lo avesse fatto qualunque altro presidente del Consiglio, cosa sarebbe successo? C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che le domande delle Iene, contro le quali sono stati mandati a intervenire addirittura gli agenti della scorta del premier, non meritavano risposte? Ora i telegiornali e le trasmissioni Rai faranno il loro dovere giornalistico approfondendo questa vicenda e facendo loro le domande che alle Iene sono state impedite?

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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