Russia, Putin applaudito e sostenuto dai suoi arringa contro l’Occidente: “Noi eroici. Attueremo tutti i nostri piani”

Stadio gremito, come da adunate di regime. Da copione anche l’ovazione mista allo sventolio di bandiere nazionali che ha accolto l’ingresso di Vladimir Putin allo stadio Luzniki di Mosca. Un’overdose di patriottismo da tempi di guerra per celebrare l’ottavo anniversario dell’annessione o, più correttamente, del ritorno della Crimea nel grembo della grande madre Russia. Giaccone blu, golf a collo alto color crema, prima di prendere la parola, il presidente russo ha dovuto attendere la fine dell’intervento di Sergei Sobyanin, il sindaco della Capitale.

Pubblico festante, fuochi d’artificio, colori nazionali, frammisti a tante “Zeta“, la lettera divenuta essa stessa simbolo dell’invasione dell’Ucraina, tutto doveva contribuire a fornire la certezza dell’assoluta identificazione della Russia con Putin. Un corpo e un’anima, emblema di una nazioneritrovata, unita e soprattutto orgogliosa della guerra in corso. Putin non ha parlato molto, anzi. E ancor meno è apparsa la sua sagoma sulla Tv di Stato che ne ha bruscamente interrotto spezzando una sua frase a metà. Questa: «Per pura coincidenza, l’inizio dell’operazione speciale è stato il giorno del compleanno di …». «Guasto tecnico», si è affrettata a spiegare l’agenzia Ria Novosti, citando il Cremlino. Soliti misteri russi, chiosiamo noi.

Parlando della Crimea, Putin ha rivendicato l’annessione presentandola esclusivamente come esito del referendumpopolare del 2014. «I suoi cittadini– ha scandito – volevano vivere nella propria terra, nella loro patria storica, con la Russia. Hanno avuto tutto il diritto di farlo e hanno raggiunto il loro obiettivo». Ora i fratelli separati sono quelli del Donbass, tra le cause prime della guerra in atto. E qui Putin ha citato addirittura la Bibbia. «Non c’è un amore più grande di questo: di chi dà la vita per i suoi amici», ha detto rilanciando la sua decisione di inviare truppe per «difendere il Donbass». Per poi aggiungere: «I nostri soldati sono eroici, non sono mai stati così uniti. Sappiamo cosa deve essere fatto e come farlo. E sicuramente attueremo tutti i piani». Proprio quel che teme il resto del mondo.

Pubblicato da edizioni24

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