Romario portavoce dei senatori di Bolsonaro: il parlamento brasiliano svolta a destra

L’ex calciatore Romario de Souza Farias, cannoniere e miglior giocatore della Coppa del Mondo del 1994 negli Usa con la nazionale brasiliana, è stato rieletto senatore con il Partito Liberale (Pl) del presidente uscente, Jair Bolsonaro. Romario ha ottenuto più di 2,3 milioni di voti (circa il 29%) e rappresenterà lo stato di Rio de Janeiro nella Camera alta per i prossimi otto anni.

L’ex attaccante del Barcelona e del Valencia, campione del Mondo nel 1994 con la Seleção, aveva dichiarato in un’intervista a “Veja”, magazine brasiliano, le ragioni della sua militanza a destra: “Difende la famiglia e questo è molto importante per me. È contrario all’aborto e alla legalizzazione delle droghe. È spontaneo, vuole che il Brasile vada avanti”. Aveva però sottolineato che il suo sostegno non fosse senza condizioni: “Difendo Bolsonaro però non sono un Bolsominion”, aveva specificato. Romario è dal 2021 vicepresidente del Senato brasiliano.

Almeno nove ex ministri di Bolsonaro hanno vinto alle urne. Oltre al presidente e vice presidente della Repubblica, i brasiliani erano chiamati a eleggere i governatori dei 27 stati (compreso il Distretto Federale di Brasilia), i 513 seggi alla Camera dei Deputati e un terzo degli 81 seggi del Senato, così come i legislatori statali.
Il Partito Liberale del Capo dello Stato si appresta ad avere più seggi alla Camera, secondo gli analisti, e al Senato i candidati del Pl e dei gruppi alleati hanno conquistato almeno 14 dei 27 seggi in palio. Il nuovo Congresso nazionale del Brasile è il più conservatore nella storia del periodo democratico del Paese, visto che il Partito Liberale di Bolsonaroha eletto almeno 99 parlamentari, portando a casa il miglior risultato in 24 anni.

Al Senato sono stati eletti anche Tereza Cristina (Agricoltura), Rogerio Marino (Sviluppo) e l’attuale vice presidente, che nel 2023 dovrà confermare due giudici della Suprema Corte. Alla Camera Alta entrano anche l’ex giudice ed ex ministro Sergio Moro che ha condotto l’inchiesta su Bolsonaro e l’ex pm Dalton Dellagnol.
Entrambi erano figure chiave nell’inchiesta su un massiccio sistema di corruzione alla Petrobras, di proprietà statale, che ha portato in galera l’ex presidente Lula. Il candidato della sinistra Lula era stato in carcere 19 mesi, ma la sentenza è stata successivamente annullata per irregolarità procedurali nell’arresto.

Lula scontava, dall’aprile del 2018,una condanna di 8 anni e 10 mesi per corruzione. L’ex presidente brasiliano era stato condannato in secondo grado, tra l’altro, per aver ricevuto dalla società di costruzione Oas tangenti per 3.7 million reais (circa 800 mila euro), che la società utilizzò per ristrutturargli un appartamento di lusso sulla spiaggia di Guaruja. In cambio favorì la società in tre contratti con la compagnia petrolifera statale Petrobras.

Pubblicato da edizioni24

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