Pugno di ferro Pakistan: castrazione chimica per gli stupratori di donne e bambini

Il parlamento del Pakistan ha approvato una legge anti stupro che prevede anche la castrazione chimica per i colpevoli. Sono inoltre previsti un data base dei condannati per reati sessuali e tribunali speciali per accelerare i processi, la cui durata massima sarà di quattro mesi.

La castrazione chimica potrà essere decisa nei casi di violentatori seriali, stupri di gruppo e violenze sessuali sui minori. La legge anti stupro era stata emanata lo scorso dicembre con un ordine presidenziale, ma ora è stata ratificata dal parlamento. L’inasprimento delle misure nasce dall’indignazione popolare per lo stupro di gruppo di una madre davanti ai figli, avvenuto lungo una delle maggiori arterie stradali del paese. Indignazione cresciuta dopo che un alto funzionario di polizia aveva criticato il comportamento della vittima. Due uomini riconosciuti colpevoli dello stupro sono stati condannati a morte a Lahore.

Gruppi per i diritti umani e avvocati hanno attaccato la misura della castrazione chimica, considerata crudele. “E’ una soluzione semplicistica per un problema complesso che richiederebbe una revisione dell’intero sistema giudiziario”, afferma l’avvocato Rizwan Khan. In Pakistan le condanne per stupro avvengono solo nel 3% dei casi, a causa di indagini malfatte, problemi del sistema giudiziario e tabù sociali.

La castrazione chimica, ovvero l’uso di droghe per ridurre la libido o l’attività sessuale è già una forma legale di punizione in paesi come Corea del Sud, Polonia, Repubblica Ceca e in alcuni stati USA. In Pakistan vengono segnalati una media di 11 casi di violenza ogni giorno, 22mila negli ultimi 6 anni, secondo i dati di Human Right Pakistan.
In Italia, secondo l’Osservatorio dei diritti umani, nel 2021 è stata segnalata una violenza ogni 130 minuti, per una media di 11 tra abusi taciuti e stupri. Più di 300 ogni mese.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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