[Pronti i ricorsi, e scendono in campo i numeri 1] Strage a Kharkiv: i russi sparano su chi fugge. Cina-Usa ai ferri corti: soldati di Pechino intorno a Taiwan

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La notizia dell’ultima atrocità commessa dai soldati russi sui civili ucraini arriva da villaggio di Borovoy nella regione di Kharkiv. Dove l’esercito di Mosca ha sparato sugli autobus di evacuazione, senza pietà. Provocando ancora altri morti e feriti: e nessuno potrà dire che si t ratta di una fake o di una messinscena. Le 10 vittime e gli oltre 30 feriti dell’ultimo agguato perpetrato su inermi cittadini in fuga dalla guerra sono al centro di un’indagine preliminare. Con i relativi procedimenti penali aperti ai sensi della parte 2 dell’articolo 438 (violazione delle leggi e dei costumi di guerra, combinata con omicidio premeditato) del codice penale dell’Ucraina. E mentre il conflitto sdul fronte ucraino incrudelisce a ogni ora che passa la sua narrazione, sale pericolosamente anche la tensione tra Usa e Cina.

La temperatura delle relazioni internazionali tra il gigante asiatico e il colosso americano alza la sua asticella. Sullo scenario bellico e delle tensioni diplomatiche, si apre un altro fronte: ora entra in campo in prima persona la Cina. E con passo pesante e minaccioso. L’esercito di Pechino ha annunciato esercitazioni nello Stretto di Taiwan «in risposta ai recenti falsi segnali che spesso gli Stati Uniti hanno rilasciato sulla questione di Taiwan», ha dichiarato il maggiore Shi Yi, portavoce del Comando del teatro orientale delle forze armate cinesi. Secondo quanto riportano l’emittente cinese Cgtn e la televisione di Stato Cctv – che rilanciano in queste Agi e Rainews nei loro siti – l’esercito di Pechino ha dispiegato «forze navali e aeree di pattuglia pronte al combattimento».

Tutto mentre una delegazione di sei parlamentari statunitensi bipartisan è attualmente in visita a Tapei. In segno di sostegno al governo dell’isola relativamente alla minaccia cinese. Con il senatore americano Bob Menenedez, che in un incontro con il presidente dello Stato insulare, Tsai Ing-wen, ha dichiarato: «Taiwan produce il 90% dei semiconduttori a livello mondiale. È un Paese che ha una importanza. Delle conseguenze e un impatto mondiale. E, quindi, è chiaro che la sua sicurezza ha un impatto globale». Insomma, le esercitazioni nello Stretto di Taiwan in risposta a quelle che i cinesi hanno bollato come «provocazioni Usa», infiammano il quadro internazionale. Già infuocato dopo lo schieramento di forze russo nel Baltico, seguito alle dichiarazioni d’intenti pro-Nato di Finlandia e Svezia.

Non solo. A quanto riferisce anche Libero in queste ore, «la Cina accusa gli Stati Uniti di diffamazione e di voler provocare uno scontro, dopo le dichiarazioni del direttore della Cia William Burns. Secondo cui Pechino intende rimpiazzare gli Stati Uniti come “potenza preminente” nell’Indo-Pacifico. Ed è un partner silente della Russia nell’invasione dell’Ucraina». Malintesi e dissapori che allargano lo spettro delle recriminazioni. Tanto che, riporta sempre il quotidiano fondato da Feltri, il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, avrebbe tuonato: «Gli Stati Uniti hanno diffamato la Cina e provocato lo scontro per sfruttare le opportunità». Invitando ancora una volta Washington a «riflettere sulle responsabilità nella crisi in Ucraina». La situazioneinternazionale si fa insomma sempre più tesa. E sempre più estesa.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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