Pechino in festa per i 100 anni del Partito comunista: parata militare e bandiere rosse. Ma Xi Jinping minaccia…

Il comunismo non è morto, lunga vita al comunismo. A Pechino  il Partito comunista cinese celebra i 100 anni della sua storia tra standing ovation e bandiere rosse per l’occasione.

Per l’occasione Xi Jinping, abito grigio in stile Mao Zedong, ha dato il meglio di sé al grido di “Lo straniero (l’occidente) non ci renderà schiavi”. E ancora la parata militare, in stile dittatura, le coreografie studiate nei minimi particolari (migliaia di bambine e bambini sorridenti e inquadrati come soldatini), il grande palco sulla piazza simbolo (Tienanmen) della repressione dei carri armati. Il passaggio di un formazione di caccia che ha composto in cielo la scritta “100”.

Ad aprire il mega show il canto di massa di canzoni comuniste, tra cui quella intitolata ‘Senza il Partito Comunista, non ci sarà la Nuova Cina’. Prima ancora un evento tradizionale e super tecnologico allo stadio di Pechino “Nido d’uccello”. La festa per il centenario del Partito comunista cinese diventa un’esibizione muscolare dove il passato che non passa, il comunismo 2.0, si mescola al futuro, la via cinese al socialismo.

Il presidente a Vita – imperatore non delude la piazza con 70mila persone adoranti. E avverte che la Cina non si farà opprimere e non accetterà “prediche bigotte”.  In un discorso di più di un’ora Xi ha rivendicato i risultati “splendenti”  di questi anni di modernizzazione. E lanciato avvertimenti a chiunque tenti di “opprimere” il Regno del Dragone.

Non abbiamo mai prevaricato popoli di altri Paesi e non lo faremo mai. E non permetteremo a forze straniere di prevaricarci, opprimerci o soggiogarci. Chiunque osi farlo – ha minacciato – andrà a sbattere contro la Grande Muraglia di acciaio forgiata da oltre 1,4 miliardi di persone”. Parla al ‘suo’ popolo ma si rivolge ai potenti della terra. “Siete avvertiti”, ha detto  dagli spalti della Città Proibita che si affacciano su piazza Tienanmen.

L’era della Cina macellata e vittima di bullismo è finita per sempre. E il Partito comunista cinese è indispensabile ad attuare la svolta. Dopo un secolo di umiliazioni, tra invasioni imperiali e conflitti interni. Solo il socialismo può salvare la Cina. E solo il socialismo con caratteristiche cinesi può sviluppare la Cina”. Un crescendo di minacce e autocelebrazioni. “Il popolo cinese non è stato soltanto in grado di distruggere il vecchio mondo, ma ha anche dimostrato di poterne costruire uno nuovo”. E giù applausi segnati dall’isteria collettiva.

Il presidente-imperatore poi ha ribadito la necessità di accelerare il processo di modernizzazione delle Forze Armate. E ha affrontato i capitoli aperti di Taiwan e Hong Kong, nel mirino delle critiche internazionali per la repressione e l’aumento della pressione militare sull’isola che Pechino considera ‘roba sua’. La riunificazione di Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese è una “missione storica” e un “impegno incrollabile” del Pcc, ha detto ancora Xi Jinping. Poi la minaccia finale: “Ogni tentativo di dividere il Partito comunista cinese dal popolo è destinato al fallimento”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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