Pd, Letta strappalacrime: “Pronto a prendermi i fischi”. E passa il “comma Schlein”

Annunciata da Enrico Lettacome «il giorno dell’orgoglio Pd», l’assemblea nazionale del partito si è conclusa con una modifica allo Statuto che consente ai non iscritti di candidarsi al congresso. La novità dovrebbe servire ad aprire il partito a nuove forze, ma in molti l’hanno già ribattezzata “comma Schlein”, dal nome della ex vicepresidente della Regione Emilia Romagna, ora deputata eletta nelle file dem, che del Pd potrebbe diventare segretaria, ma che non ne ha mai preso la tessera. Davvero una bizzarra idea di orgoglio, ma tant’è.

«Oggi vorrei fosse il giorno dell’orgoglio Pd. So le difficoltà che ci sono, ma questo è il giorno dell’orgoglio», ha sottolineato il segretario, offrendosi poi all’assemblea come “agnello sacrificale”: «Svolgerò il mio ruolo come avevo detto, è importante che ci sia qualcuno che si assume le responsabilità, che si prende critiche e fischi, in un momento di sconfitta è un passaggio chiave. Credo sia importante – ha detto Letta – che questo ruolo qualcuno se lo assuma, serva a fare le scelte giuste per ottenere un risultato».

Nel dettaglio la modifica allo statuto, approvata dai 610 votanti con 553 favorevoli, 21 contrari e 36 astenuti, tra le disposizioni transitorie per il congresso prevede che al processo costituente del Pd possano prendere parte gli iscritti al Pd; «gli iscritti ai partiti e movimenti politici, alle associazioni e ai movimenti civici che con deliberazione dei propri organismi dirigenti aderiscano al processo costituente»; «i cittadini che affermano la volontà di partecipare al processo costituente». Inoltre, «i partecipanti al processo costituente acquisiscono lo status di iscritti al Partito nel momento in cui partecipano alle operazioni di voto nella prima fase congressuale» o «all’atto della presentazione o della sottoscrizione di candidature al congresso».

Insomma, con buona pace di Letta che l’ha lanciato per oggi, l’orgoglio è qualcosa che si può scoprire anche all’ultimo momento. Un “dettaglio” che non tutti hanno accolto con entusiasmo, cogliendone la contraddizione. «Non accetto che questa sia considerata una bad company e che il bene sia solo fuori da noi, non capisco una discriminazione al rovescio, quello che viene da fuori è superiore a ciò che il Pd esprime. Non capisco perché chi si iscrive al partito non riceve lo stesso rispetto di chi per non appartenervi non incarna una superiorità sul resto», ha detto Cuperlo, che invece l’invito a riscoprire l’orgoglio sembra averlo preso sul serio.

L’assemblea ha fissato per il 27 gennaio la data ultima per la presentazione delle candidature, il 12 febbraio quella per il dibattito sulle piattaforme e il 19 febbraio come giorno delle primarie, salvo cambiamenti imposti dalla sovrapposizione con il voto regionale. Entro il 22 gennaio, invece, dovrà essere approvato «il Manifesto dei valori e dei principi da parte dell’Assemblea costituente nazionale aperta agli aderenti al percorso costituente». Giovedì prossimo, poi, la Direzione del partito nominerà il Comitato e la Commissione per il congresso. Anche questa tempistica, però, ha provocato scontri e malumori, tra chi avrebbe voluto accelerare e chi no e alla fine si è giunti a una «via di mezzo», come l’ha chiamata Giuseppe Provenzano, che molti, come gli esponenti di Base riformista, considerano non soddisfacente. «Abbiamo salvato il tempo della costituente, le date, ma non sono sicuro che abbiamo salvato questo processo», ha detto il vicesegretario, parlando apertamente di «dissidi».

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.