Parlamentarie grilline fissate per il 16 agosto, ma è già caos: il ricorso è pronto e potrebbe rovinare la festa a Conte. Anche l’ideatore ed il curatore del M5s, Beppe Grillo sotto i riflettori..

Sedici agosto. E’ la data in cui dovrebbero disputarsi le ‘parlamentarie’ del M5S. Quando la notizia si diffonde con un lancio di agenzia, fibrillano le chat grilline, con i parlamentari ancora al buio sulle deroghe che i vertici potrebbero adottare su vincolo di residenza, pluricandidature e capilista bloccati. La questione è questa: le liste vanno presentate entro il 21 agosto. Se la data delle primarie pentastellate venisse confermata, sancendo il voto all’indomani di ferragosto, i tempi sarebbero strettissimi “per le contestazioni, la verifica, il controllo delle liste uscite dal votazione online”, l’allarme che lampeggia in diverse chat interne visionate dall’Adnkronos.

In realtà nulla di nuovo sotto il sole. Dei precedenti sono rintracciabili già in passato con tutte le polemiche del caso, come quando, nel 2018, Stefano Buffagni tuonò contro Vito Crimi -all’epoca nel comitato di garanzia M5S- accusandolo di aver inserito la compagna Paola Carinelli capolista in un collegio diverso da quello di residenza, contravvenendo alle regole pentastellate. “Ma ormai è una prassi consolidata questa – dice all’Adnkronos l’avvocato Lorenzo Borré, da sempre a capo delle battaglie legali contro i vertici del Movimento -: dopo i casi Cassimatis e Giulivi nel 2017, hanno sempre scelto date e termini che rendessero materialmente impossibile ricorrere d’urgenza…”.

D’altronde non è questo l’unico grattacapo in casa 5 Stelle. Ad agitare gli animi ci pensano anche le deroghe alle regole M5S che dovrebbero accompagnare le parlamentarie, dando l’ultima parola a Conte sull’indicazione dei capilista e sull’eventuale possibilità di candidare i fedelissimi nei collegi più sicuri. “Se dovesse sceglierli lui, come ormai dato per assodato -spiega un big del Movimento -, stando ai sondaggi che girano 3 eletti su 4 finirebbero per essere indicati da lui”. Tra i ‘contiani’ prevale il timore opposto, ovvero che Conte finisca per non avere la meglio -è cosa nota che Virginia Raggi, vicinissima a Beppe Grillo, stia battagliando nel comitato di garanzia- tanto che alcuni si dicono pronti a sfilarsi dalla corsa se l’ex premier non dovesse avere l’ultima parola su capilista e collegi

.A Campo Marzio per ora si mantiene la linea del massimo riserbo su eventuali deroghe ed eccezioni. Sul regolamento per le candidature pubblicato mercoledì scorso c’è ben poco, come la norma che allarga le maglie del vincolo di residenza -estendendolo ai centri di interessi- o il mancato paletto, presente nel 2018, che vietava la strada delle parlamentarie a collaboratori e dipendenti del Movimento, favorendo una possibile candidatura di Rocco Casalino. Molto di più era scritto nel post sul sito M5S che accompagnava il regolamento, attribuendo a Conte ‘la facoltà di indicare modalità e criteri per la formazione delle liste’. Una facoltà che, tuttavia, nel regolamento validato dal comitato di garanzia non figura, tanto da indurre diversi big a sollevare la questione di una ‘manina’, apprende l’Adnkronos,anche con il garante Beppe Grillo

A sostenere che il leader violerebbe le regole scegliendo e blindando i capilista ci pensa Borré, già pronto a dare battaglia in Tribunale. “Conte non può scegliere e blindare i capilista – spiega all’Adnkronos -, lo dice lo statuto. Non ha senso del resto indire una gara in cui il primo arrivato viene collocato al secondo posto in graduatoria. Tanto varrebbe allora eliminare definitivamente le primarie. Ma anche questa sarebbe una violazione statutaria”.

Lo statuto, per il legale, consente a Conte “esclusivamente di porre il veto su candidature ritenute incompatibili con i principi del Movimento. E, per uno di quei paradossi sempre più frequenti nella prassi pentastellata, la candidatura calata dall’alto sarebbe incompatibile con i principi del Movimento. Direi la quintessenza dell’incompatibilità con quei principi”.

Pubblicato da edizioni24

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