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Pace e stabilità nel Mediterraneo, Libia e Sahel, il ministro Guerini indica la strada, ma è tortuosa e qualcosa non torna….


Libia e Sahel. Qualcosa non quadra, ma sono queste le due priorità indicate dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini in occasione dell’audizione in Commissione esteri della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla politica estera dell’Italia per la pace e la stabilità nel Mediterraneo.

Un mare, uno «spazio geopolitico multidimensionale», ha sottolineato Guerini, che rappresenta allo stato attuale «un’area inestricabilmente complessa e nei nostri giorni ancor più profondamente scossa da faglie profonde, che sono di dinamiche geopolitiche e che è perturbata da fenomeni di natura sociale, confessionale, securitaria e climatica che la pandemia da Covid-19 sta ulteriormente acuendo ed esasperando». «La regione – ha continuato – è attraversata da crisi note e pluriennali ma assistiamo anche all’emergere di nuove forme di competizione che coinvolgono anche Alleati nella Nato». Il riferimento è alla Turchia, sempre più attiva in Libia.

Ed è in primo luogo proprio sul Paese del Nord Africa che, stando alle indicazioni fornite dal responsabile della Difesa del governo Draghi, si focalizza l’attenzione della politica estera italiana. Un Paese «di elevata valenza strategica in merito al quale abbiamo la responsabilità primaria di contrastare squilibri che potrebbero avere conseguenze sulla stabilità del Mediterraneo e quindi anche per la nostra sicurezza e sui nostri interessi nazionali». «Sul territorio libico – ha chiarito Guerini – continuerà ad essere presente la nostra missione bilaterale di assistenza con un impegno ancora più robusto per la costruzione di solide capacità di controllo del territorio. Abbiamo proprio di recente, attraverso la sottoscrizione a dicembre di un’intesa con l’allora Ministro della Difesa libico, stabilito un tavolo permanente con le autorità militari libiche attraverso cui definire e perseguire programmi di formazione e di addestramento. Questo accordo – ha continuato il ministro – individua, in particolare, specifici filoni di cooperazione quali quelli della sanità militare, della formazione specialistica e dello sminamento umanitario, con la prospettiva di assicurare alle istituzioni libiche il necessario supporto nella futura riorganizzazione delle proprie forze di sicurezza unitarie».

Il ministro Guerini parla di massiccio impegno in Libia, al controllo del territorio, ma il suo governa continua a far entrare immigrati terroristi sul territorio. Qualcosa non torna.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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