Orrore e sgomento a Palermo: disabili torturati, blitz nella “residenza lager”. 35 le misure cautelari

Una realtà choc che è stata definita “un vero e proprio lager”, che vede protagonista una casa di cura della provincia di Palermo. Motivo per cui sono scattate ben 35 misure cautelari ed è stato disposto il sequestro di beni per un valore complessivo di 6,7 milioni euro. Nello specifico 10 persone sono finite in carcere, 7 sono state poste agli arresti domiciliari, 5 all’obbligo di dimora nel comune di residenza e 13 destinatarie della misura interdittiva del divieto di esercitare attività professionali per un anno.

Nella residenza lager i disabili sarebbero stati picchiati, segregati e rinchiusi per ore nella cosiddetta “stanza relax” – ovvero un locale vuoto e privo di servizi igienici – in cui sarebbero rimasti senza acqua e cibo. I reati contestati a vario titolo sono pesantissimi: tortura, maltrattamenti, sequestro di persona, corruzione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione e frode nelle pubbliche forniture.

Ma a finire sotto la lente di ingrandimento non sono solo i maltrattamenti riservati agli ospiti della struttura: stando a quanto emerge dall’operazione “Relax” dei finanzieri del Comando provinciale di Palermo, i fondi pubblicisarebbero stati utilizzati per comprare auto, gioielli e viaggi.

Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della guardia di finanza di Palermo, ha sottolineato come la Onlus abbia sottoposto “a trattamenti disumani” diversi pazienti con gravi disabilità fisiche e psichiche piuttosto che fornire loro servizi di riabilitazione. I finanzieri del capoluogo siciliano hanno liberato “da un vero e proprio lager” gli ospiti, che ora sono stati affidati dall’Autorità giudiziaria di Termini Imerese a una struttura idonea.

Nell’ordinanza il gip di Termini Imerese scrive che gli ospiti della casa di cura “sono sottoposti a un regime di vita che non è eccessivo definire contrario al principio di umanità”: le vittime ogni giorno avrebbero scontato la “pena” della loro disabilità “con il loro essere sottoposti a torture sistematiche che aggravano la loro condizione mentale e ne devastano il corpo”.

Il colonnello Gianluca Angelini ha parlato di un “campionario aberrante di crudeltà e nefandezze disumane”. Si tratta di comportamenti già di per sé estremamente gravi, ma che risultano essere ancora più intollerabili “poiché commessi a danno di soggetti psicologicamente e fisicamente fragili e indifesi”. A inquietare è la sensazione che fosse uno scenario di illegalità diffusa: “Tutte le figure professionali della struttura erano coinvolte o comunque consapevoli delle condotte delittuose ai danni dei pazienti”.

Le indagini del Nucleo di polizia economica finanziaria di Palermo – Gruppo Tutela spesa pubblica hanno consentito di scoprire come l’amministratore e i soci dell’associazione negli ultimi 5 anni avrebbero ottenuto 6,2 milioni di euro. In che modo? Grazie all’accreditamento con la Regione siciliana e il successivo convenzionamento con l’Azienda sanitaria provinciale di Palermo.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle, una parte di quei fondi (oltre 470mila euro) sarebbe stata utilizzata per fini privati: liquidazione di compensi non dovuti, acquisto di auto, di prodotti enogastronomici e articoli di gioielleria e da regalo, pagamento di viaggi e soggiorni in strutture ricettive. Magari si poteva destinare quei soldi ai fabbisogni dei pazienti o reinvestirli nell’adeguamento della sede che viene definita “caratterizzata da gravissime carenze”.

Come detto in precedenza, vengono contestati anche episodi di corruzione di un funzionario dell’Asp di Palermo e il reato di frode nelle pubbliche forniture essendo state fornite “prestazioni sanitarie in favore dei pazienti ben lontane dagli standard qualitativi previsti”. Il funzionario dell’Azienda sanitaria di Palermo avrebbe “asservito stabilmente la propria funzione agli interessi economici dell’associazione”, ottenendo come contropartita l’assunzione di figlio e nuora.

A far clamore sono anche le intercettazioni choc, da cui emerge come i pazienti venivano anche offesi: “Frocio”; “Devi buttare il veleno dal cuore”. Alcune operatrici del centro commentavano così l’orrore: “È un manicomio, un lager nazista”. Un’altra donna descriveva così la realtà: “Tu ce l’hai presente un manicomio? Uguale, identico, ci manca solo, gli ho detto che li legano ai letti e poi siamo a posto, siamo pronti per la D’Urso”.

“Io ne ho certezza al 99% gli alzano le mani ai ragazzi, fin quando non ci sono le telecamere sta cosa… noi non ce la togliamo e vedi che è un reato penale”, diceva una donna al telefono. Si parla anche di ragazzi “vestiti come gli zingari, visto che non li lavavano, visto che il mangiare faceva schifo, visto che la struttura non era pulita”.

In un’altra intercettazione si sente: “Quando tu in quattro anni ti cambi quattro macchine, racimoli 120, 130mila euro di autovetture tutte quante pagate dal centro… Quella è una gallina dalle uova d’oro”. E le irregolarità sarebbero state davvero tante: “Ci sono cose che sono oggettive. I bilanci non sono mai stati presentati, nella contabilità c’è manicomio, la struttura non è adeguata e non è a norma. Lì se campano o se muoiono, non interessa niente a nessuno”.

Pubblicato da edizioni24

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