Orbán, missione da Putin. Insorge la Ue: “Non può farlo”

By Luigi Guelpa

Per la stampa ungherese Viktor Orban è il nuovo Charles de Gaulle, poiché vuole trasformare l’Ue, controllata a distanza dagli Stati Uniti, in un’unione che svolga un ruolo attivo nel mondo. Con queste espressioni di chiara propaganda, i media di Budapest hanno annunciato la visita a sorpresa del premier ungherese a Mosca, dove oggi incontrerà Putin.

Orban sarà accompagnato dal ministro degli Esteri Péter Szijjartó, che ha visitato la Russia più di cinque volte da quando Mosca ha invaso l’Ucraina. La notizia era stata anticipata nel primo pomeriggio dal giornalista investigativo Szabolcs Panyi, ma ufficialmente mai confermata dal Cremlino, né tanto meno dalle stanze di Karmelita kolostor.

A soli tre giorni dalla visita a Kiev in cui aveva definito l’impegno sull’Ucraina «la questione principale dei prossimi sei mesi di presidenza ungherese dell’Ue», Orban ha preso una decisione che spiazza tutti e che di sicuro avrà ripercussione nella sfera degli equilibri diplomatici, non solo europei. Bruxelles aveva elogiato la visita di Kiev, ma sulla trasferta di Mosca cambia radicalmente registro, chiarendo che «la presidenza di turno non ha il mandato di impegnarsi con la Russia per conto di Bruxelles».

A mettere in chiaro che si tratta di un’opera di equilibrismo di Orban, che aderisce all’Europa, ma che strizza l’occhio a Putin, è il presidente del Consiglio europeo Michel, che su X sottolinea come «nessuna discussione sull’Ucraina può aver luogo senza l’Ucraina». Dopo appena quattro giorni dal via del delicato semestre ungherese, il leader più filorusso d’Europa rischia quindi di mettere in imbarazzo l’establishment di Bruxelles e di creare tensione con i colleghi capi di stato e di governo. Martedì, nel suo primo viaggio in Ucraina da quando è scoppiato il conflitto, Orban aveva invitato Zelensky a riflettere sulla possibilità di proclamare un cessate il fuoco e avviare negoziati con Mosca, sentendosi tuttavia rispondere dal premier ucraino che serve una pace giusta, visto che la Russia è l’aggressore, l’Ucraina la vittima.

Orban non la pensa allo stesso modo. I suoi detrattori sostengono che stia puntando al Nobel per la Pace, come a suo tempo ci aveva fatto un pensierino Erdogan, provando a indossare i panni del mediatore.

Per Bruxelles non si possono avere garanzie da un uomo che lo scorso marzo, congratulandosi in una lettera con Putin per la sua rielezione, aveva detto che «la cooperazione tra Ungheria e Russia, basata sul rispetto reciproco, consente importanti discussioni anche in contesti geopolitici difficili». Parole che avevano messo in imbarazzo l’Europa. «Non condivido le congratulazioni di Viktor Orban al presidente Putin. Stiamo parlando di un Paese che ne ha invaso illegalmente un altro e che non mostra alcun segno di volersi fermare», aveva commentato la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Interpellato sulla missione moscovita di Orban, il suo portavoce Zoltan Kovacs, che è anche il commissario del governo per la presidenza Ue, si è limitato a sottolineare che il premier vuole ritagliarsi un ruolo da «facilitatore» per la fine del conflitto.

Il portavoce russo Peskov in serata ha dichiarato che «Putin avrà un programma intenso, di cui il Cremlino informerà». L’ultimo leader europeo a Mosca era stato il francese Macron il 7 febbraio 2022, a ridosso dello scoppio della guerra.

Seduto a un lunghissimo tavolo ovale a sei metri di distanza da Putin.

Proprio ieri, da Astana, il presidente russo era tornato a parlare di un cessate il fuoco concordato, ma a patto che venissero rispettati gli «accordi di Istanbul del 2022, che sono ancora sul tavolo».

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