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[Operazione Reset – Sulle tracce dei mafiosi] Capitan Nessuno: “Non era una vita facile, dovevamo riconoscerci a pelle. Eravamo uomini eccezionali. Per questo avevamo bisogno di avere accanto donne uniche”

By Capitan Nessuno

Non era una vita facile, indossare un mefisto, non avere volto, non avere una identità. A tratti balordi. Dimenticati da tutti e da Dio. Ma vere macchine da guerra. Per abituarsi, indossavano il merfisto anche tra di loro, anche con i colleghi di altre armi, di altri reparti. Dovevano giungere alla perfezione, al riconoscimento tra di loro di una piega della bocca, un lampo negli occhi un gesto della mano, dovevano sapersi riconoscere “a pelle” non a viso. Erano uomini eccezionali, sotto tutti i punti di vista. Ma per questo avevano bisogno di avere accanto donne eccezionali.
Donne che non facevano domande, che si accontentavano delle risposte che loro potevano dare, (a volte insignificanti e di attese) donne che, se li avessero visti per strada baciare un’altra, non avrebbero dovuto battere ciglio e passare loro a fianco senza nemmeno dare segno di conoscerli. Donne che avrebbero dovuto buttare da parte la gelosia, il senso di possesso, la voglia di andare al cinema, al ristorante, a teatro, non sarebbe mai accaduto. Donne che avrebbero dovuto insegnare ai figli che papà era papà solo dentro le mura di casa, che fuori da lì era un estraneo, da non riconoscere, da non salutare, da non vedere. Ricordava ancora la scena in un parco di Roma, lui e un collega stavano contattando un trafficante di droga che sembrava avere collusioni con la mafia ed erano lì in veste di compratori. Pat aveva solo gli occhiali scuri e quella sua capacità mimetica che lo faceva cambiare aspetto senza fare nulla di eclatante, ma il collega aveva indossato una parrucca e una barba folta e stavano contrattando quando era passata una donna con un bambino per mano che si era staccato dalla mamma ed era corso verso di loro, gridando “Papà, papà!”
C’era stato un attimo di gelo, di silenzio, la donna era corsa a prenderlo, si era scusata, mentre il piccolo si era abbarbicato alle gambe del collega.

  • Lo dovete scusare, chiama papà tutti quelli con la barba!
    Lo aveva preso in braccio e il bimbo aveva continua a dire, petulante.
  • E’ papà ma non ha la barba!
    Lei lo aveva zittito, si era allontanata e loro erano rimasti impacciati a guardarsi. Poi Pat aveva rotto l’atmosfera di sospetto, dicendo con un sorriso.
  • Cazzo, da domani mi faccio crescere la barba e poi vado a trovare quel gran pezzo di figa, chissà che non prenda anche me per papà!
    La tensione si allenò, uno degli spacciatori disse, ghignando.
  • Che te ne importa se il bambino ti chiama papà? E’ la mamma che conta!
    Risero, le battute si fecero pesanti, ma il sospetto si era allontanato e il collega gli aveva lanciato un’occhiata, immaginava che quella sera avrebbe fatto una scenata alla moglie, una sciocchezza del genere avrebbe potuto farli ammazzare tutti e due, lì, all’istante ed era questa la parte che le donne che stavano con loro dovevano capire, che non si scherzava col genere di lavoro che facevano.

Non solo non si scherza, ma lo si rispetta. Altrimenti si cambiava strada. Di gente comune in giro ce n’era tanta.. di liberi professionisti, semplici poliziotti, ristoratori o tatutori che avrebbero potuto esaudire ogni loro desiderio, fino a che gli sarebbe passata la passione, e dire: è stato bello finché è durato….. (ma le donne speciali non si accontentano).

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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