Nuove grane per Luigi Di Maio: per salvarsi da due querele deve ricorrere all’immunità che voleva cancellare…

Non c’è fine al periodo negativo di Luigi Di Maio, che in pochi giorni s’è ritrovato disoccupato,senza un partito senza la Farnesina e con un futuro tutto da scrivere, dopo aver coltivato sogni di gloria nell’Armata Brancaleone di Enrico Letta. Le ultime disavventure parlano di un Di Maio alle prese con due querele per diffamazione che potrebbero costargli molto care, a meno che non utilizzerà lo strumento – da lui inviso, in quanto considerato prerogativa della casta – dell’immunità parlamentare, visto che le denunce riguardano il periodo in cui era parlamentare e dunque potrebbero essere vanificate da un’interpretazione “politica” prevista dalla Costituzione come diritto di esercizio della libertà di espressione durante il mandato.

Secondo il quotidiano “Il Domani“, l’ex ministro degli Esteri si era beccato una prima querela nel 2017, quando l’allora vicepresidente della Camera aveva invitato i giornalisti a non diffondere “menzogne e notizie letteralmente inventate” sulla polizza vita intestata all’ex sindaca di Roma Virginia Raggi dal suo collaboratore Salvatore Romeo. Una delle giornaliste nella lista, Elena Polidori, lo aveva querelato per diffamazione. “Inizialmente – scrive Il Domani – il gip aveva raccomandato l’archiviazione, ma Polidori è riuscita a ottenere l’annullamento del decreto di archiviazione: la decisione di inoltrare gli atti alla Camera è arriva ad aprile 2018. Nel documento la giudice dichiara sospeso il procedimento fino a deliberazione e comunque non oltre il termine di novanta giorni dalla ricezioni dell’atto”.

Un’altra querela, invece, era arrivata a Di Maio per alcune dichiarazioni rese a Non è l’Arena, con accuse a un Caf che a suo avviso avrebbe aiutato i percettori del reddito di cittadinanza ad aggirare le regole dello stato, con la complicità dell’Associazione lavoratori produttori agroalimentari ambientali. Il presidente dell’associazione all’indomani delle accuse di Di Maio aveva presentato una querela per diffamazione. Siamo al bivio, adesso: per entrambe le cause Luigi Di Maio sarà sottoposto al vaglio della Camera per verificare se per il procedimento è applicabile l’immunità parlamentare. La decisione spetta alla giunta per l’Immunità quando sarà formata. Peccato che nel 2014 Di Maio sostenesse, su Twitter, che “l’immunità parlamentare va abolita perché è un privilegio”. 

Pubblicato da edizioni24

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