“Nulla di liberale”. Ma Nordio fa tacere l’Anm: “Intercettazioni? Solo uno strumento”

È ancora scontro a distanza tra l’Associazione nazionale magistrati e Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia non intende fare passi indietro, determinato nel portare avanti una serie di riforme in senso liberale per apportare un drastico cambiamento rispetto all’attuale sistema. La sua volontà ha però trovato l’ennesimo “no” da parte dell’Anm, che si è scagliata di nuovo duramente contro il piano che ha in mente il Guardasigilli.

Nordio ha ancora una volta rivendicato la volontà di mettere in pratica un cambio di passo sulle disciplina delle intercettazioni, denunciando che in diversi casi vengono utilizzati come metodo di delegittimazione personale e politica. In tal senso, ricordando quanto fatto con la sua ultima inchiesta sul Mose, ha fatto notare che da Bruxelles stanno arrivando segnali che vanno in una direzione chiara: “Le intercettazioni devono essere solo uno strumento per la ricerca della prova e non la prova in sé”.

Il ministro della Giustizia ha messo in risalto il suo modo di agire, ponendo l’accento sul fatto che quella volta grazie alle intercettazioni e ai pedinamenti “si è trovata la prova del reato che, fermo restando la presunzione di innocenza, è stata la somma di danaro in possesso di questi signori”. Inoltre ha annotato che un processo penale basato esclusivamente sulle intercettazioni “è un processo destinato a fallire”. Comunque ha chiarito che per quanto riguarda i reati di terrorismo e mafia “sulle intercettazioni non si tocca nulla, per gli altri va fatta una spending review”.

La contrarietà dell’Associazione nazionale magistrati non è di certo una novità ed è venuta a galla pure nelle ultime ore. Nel mirino sono finite le riforme costituzionali che il ministro Nordio sta annunciando: “Non c’è nulla di liberale nelle riforme”. Non è mancata la difesa dell’azione penale obbligatoria e dell’unità delle carriere, muovendo un’accusa nei confronti di chi intende mettere mano a questi due elementi: “Non si fa un riforma in senso liberale ma si pongono le premesse per un controllo politico sull’azione penale”.

A dirlo è stato Giuseppe Santaluciain apertura del Comitato direttivo centrale dell’associazione. Il presidente dell’Anm ha ritenuto doveroso sostenere che a suo giudizio “non sono riforme che aumenteranno la qualità della giustizia”. Il numero uno dell’Associazione nazionale magistrati ha parlato di “attacco a freddo” sulle intercettazioni e ha sottolineato che dopo la riforma del 2017-2018 e del 2020 “non credo che ci siano stati casi che hanno segnato una lacuna, come invece in passato era avvenuto, sul diritto alla riservatezza”.

Infine Santalucia ha aggiunto che l’indagine in Belgio sul Qatargate ha rappresentato “una lezione di stile” per la collaborazione tra poteri “che vorremmo potesse segnare il quotidiano anche in Italia”. E ha annotato che si è “giovata fortemente” di intercettazioni: “Una pagina di cronaca che mostra da sola come i controlli di legalità devono essere rafforzati, certo non allentati”.

Pubblicato da edizioni24

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