Nube di metano del Nord Stream copre la Scandinavia


Dopo la fuga di gas dai gasdotti Nord Stream 1 e 2 il livello di metano registrato nei cieli di Svezia e Norvegia è giunto a livelli record, secondo quanto riferiscono i media dei due Paesi scandinavi. Diversi ricercatori parlano dell’equivalente di una “grande nuvola” di metano riversatasi nell’atmosfera e destinata a inquinare duramente le due nazioni.

Una “nuvola” di metano è in movimento dell’area di Bornholm sede dell’incidente, su Svezia e Norvegia. L’ultima indicazione degli esperti è che il gas si sta muovendo verso nord e potrebbe arrivare sopra le isole Svalbard in un paio di giorni.

Dato che il 96% del gas che fluisce nel gasdotto baltico connettente Germania e Russia è metano, la dispersione dovuta con ogni probabilità a un sabotaggio ha causato effetti problematici. Secondo i calcoli di Stephen Matthew Platt, scienziato del clima presso l’istituto norvegese di ricerca sull’aria Nilu, si tratta di circa 40mila tonnellate di metano rilasciate dal sospetto sabotaggio: “Le emissioni corrispondono al doppio delle emissioni annuali di metano dell’industria petrolifera e del gas in Norvegia. Sono livelli record, mai visto niente di simile prima in Norvegia e Svezia”. Altre stime portano a 80mila il totale dal 25 settembre ad oggi. Se tutto il gas disperso finora raggiungesse l’atmosfera, sarebbe equivalente a circa lo 0,1% delle emissioni globali di metano annuali stimate, secondo gli scienziati del Gas Hydrates Project dell’Us Geological Survey.

Dalla produzione di energia e dall’agricoltura, le emissioni mondiali di metano equivalgono a quasi un milione di tonnellate al giorno. Un’emissione di 80mila tonnellate, nel caso limite studiato dagli analisti è quindi inferiore al 10% di ciò che il mondo emette ogni singolo giorno, ma in un contesto locale come quello di Svezia e Norvegia può avere effetti pesanti sull’ambiente e soprattutto impressiona pensando che la fuoriuscita è dovuta al danno a tre tubi sottomarini nel Baltico.

Platt e i suoi colleghi lo stanno seguendo da vicino e aggiornando i loro calcoli. “L’ultima indicazione è che il gas si sta muovendo verso nord e può essere visto sopra le Svalbard in un paio di giorni”, dice Platt alla testata norvegese Nrk. “Tuttavia, il ricercatore sottolinea che l’alta concentrazione di metano non rappresenta un pericolo acuto per le persone”, ha aggiunto, sottolineando che il vero problema del metano è la sua lunga dispersione nell’atmosfera e l’impatto profondo sull’inquinamento a più ampio raggio. Altri scienziati hanno messo in guardia contro la sottovalutazione del potere del metano. Paul Balcombe, docente di Ingegneria chimica e delle energie rinnovabili presso la Queen Mary University di Londra, lo ha definito un “gas serra davvero potente” e ha affermato che “anche una piccola perdita ha un impatto sul clima”.

In ogni caso presto si potrà capire molto sui dati definitivi legati agli effetti strutturali del danno al gasdotto Nord Stream e agli effetti futuri per un impianto che fonti tedesche temono destinato a essere inservibile per sempre. “I funzionari danesi”, nota il Washington Post,“hanno detto mercoledì che prevedono che entrambi i gasdotti saranno vuoti entro domenica, poiché più della metà del gas era già stato rilasciato. Una volta che il gas sarà sparito, hanno detto, gli scienziati e i funzionari della sicurezza avranno un migliore accesso al sito, che è stato limitato a causa di problemi di sicurezza”. La dissipazione del gas “consentirà inoltre agli esperti forensi di esaminare il sito alla ricerca di indizi su ciò che ha causato le esplosioni”. L’allerta resta alta, e Nord Stream offre utili lezioni sul futuro delle infrastrutture energetiche più importanti: senza una loro sicurezza reale, il danno di eventuali guasti e sabotaggi può essere sia economico-politico che ambientale.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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