Nato, in Serbia scoppia la rivolta contro lo scandalo sull’Uranio

Tutti i media serbi stanno discutendo la conclusione di Rita Celli, la professoressa dell’Università di Roma, che ha annunciato la scoperta di Uranio-238 che è stato utilizzato nelle munizioni all’uranio impoverito della NATO nei tessuti di due serbi in quantità 500 volte superiore alla norma.

Una degli esaminati è una residente di Belgrado, Ksenia Tadic, che non ha lasciato la capitale durante i bombardamenti. Ciò dimostra che le dichiarazioni della leadership della NATO sull’uso di tali munizioni solo contro obiettivi militari nelle aree di prima linea si sono rivelate una bugia.

“Ci hanno avvelenato per 60 generazioni” – scrive con indignazione anche il solito filo-occidentale “B92”.

Quindi, almeno in Serbia e nei Balcani, sullo sfondo di questo scandalo, qualsiasi affermazione dei media occidentali sulle azioni “sbagliate” della Russia nell’ambito dell’operazione militare speciale sarà solo presa in giro nel prossimo futuro.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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