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Morte Viviana Parisi La rivelazione inquietante del testimone: “Ho visto gli occhi del bimbo…”

In questa storia ci sono tanti dubbi e molti misteri. Si sa poco o nulla di quello che è successo lo scorso 3 agosto. Sappiamo che Viviana Parisi e il piccolo Gioele sono partiti dalla casa di Venetico, in provincia di Messina, per raggiungere un centro commerciale di Milazzo a 15 chilometri di distanza.

La donna però, a casa lascia il proprio smartphone mentre prende regolarmente le chiavi di casa, le chiavi dell’auto e il portafogli. Il marito Daniele Mondello ha raccontato agli inquirenti che Viviana le avrebbe detto di dover andare a comprare le scarpe per Gioele a Milazzo. Una dichiarazione che poi si è scoperta essere una bugia. Viviana voleva andare a visitare la Piramide della Luce (una installazione artistica cui che negli ultimi anni si è legata al cultura dell’esoterismo).

La Piramide si trova a Motta D’Affermo per raggiungerla bisogna uscire allo svincolo autostradale di Santo Stefano di Camastra, ovvero 125 chilometri da casa. A confermare la bugia è anche un’altra rivelazione, ovvero che nei giorni antecedenti alla scomparsa, Viviana avrebbe chiesto ai familiari dove si trovi esattamente la piramide. La realtà, ricostruita dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dai passaggi al casello autostradale, raccontano che la donna quel giorno invece di prendere la statale 113 direzione Milazzo ha preso l’autostrada A20 in direzione Palermo. In autostrada si accorge di aver finito la benzina e così decide di uscire a Sant’Agata di Militello. A Sant’Agata si ferma 22 minuti, probabilmente per fare rifornimento, poi rientra in autostrada.

È ormai prossima alla meta quando impatta con un furgoncino di operai di una ditta appaltatrice dell’autostrada. L’impatto è all’altezza di Caronia all’interno della galleria Pizzo Turda. La Piramide dista, ancora, circa 20-25 chilometri dal luogo. Ma Viviana sbanda, frena in autostrada e si ferma in una piazzola poco dopo l’uscita della galleria. Scende dall’auto e con il piccolo Gioele in auto scavalca il guardrail.

Questo è quello che sappiamo. Cosa succede poi? Da questo momento dobbiamo, per un verso, ricostruire la dinamica degli eventi. In un primo momento si parla di un banale incidente, ma potrebbe essere stato più grave di quanto si pensasse. I testimoni del nord che erano in vacanza in Sicilia quel 3 agosto hanno dichiarato che il bambino dopo l’incidente “aveva gli occhi aperti”.

Per il pm il teste “è attendibile”. “Sono testimoni che erano in vacanza in Sicilia e poi sono rientrati al Nord”, dice la procura. All’inizio, ha spiegato il procuratore, “avevano dei dubbi se fossero proprio loro, ma quando è stata diffusa la loro descrizione hanno capito che era quello l’incidente e si sono presentati”. Hanno così aggiunto un tassello importante all’inchiesta.

Le ipotesi investigative adesso sono quattro ed escludono che il bimbo possa essere morto nell’incidente stradale. Cerchiarmo ri ricostuirle dalle parole del procuratore Angelo Cavallo che in questi gironi è proprio sul luogo del ritrovamento del cadavere di Viviana Parisi per tentare di capire cosa è successo a Gioele. Le ipotesi dicevamo sono quattro: una potrebbe essere che la donna dopo l’incidente con la propria auto si sia data alla fuga per i campi.

Non avrebbe camminato molto, lo dimostrano le suole delle scarpe. Ma nella fuga potrebbe aver perso i sensi. Oppure il lancio dal traliccio, ma in questo caso bisognerebbe capire come mai il corpo del bimbo non è vicino a quello della madre. Una terza ipotesi è legata ad un incontro con persone che possono averla aggredita, oppure un’aggressione da parte di alcuni animali selvatici.

“Abbiamo finalmente rintracciato – ha detto il procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo – la famiglia dell’Italia settentrionale.

Si sono presentati, si sono fatti vivi e fortunatamente hanno risposto al nostro appello con esito positivo. Dalle dichiarazioni di queste persone – ha aggiunto – possiamo dire che la signora è scesa dalla macchina, aveva con sè il bambino, sul suo lato destro ed era vivo.

Questo è già un punto fermo. Con le immagini della telecamera a Sant’Agata, la registrazione audio al 112 e finalmente con una testimonianza diretta di una persona che ci dice di avere visto con i propri occhi a pochi metri di distanza la signora possiamo dire che la nostra ipotesi iniziale di concentrare le ricerche in quel luogo non si è rivelata errata. Il bambino non era ferito – ha continuato il procuratore -, non aveva sangue”.

Per l’avvocato della famiglia Pietro Venuti, “se la testimonianza di chi ha visto Gioele vivo e accanto alla madre è veritiera, allora il discorso dell’incidente assume contorni diversi. Bisogna ricostruire i momenti successivi e cercare la verità in un altro luogo”. 

L’avvocato Venuti (che con il collega Claudio Mondello assiste la famiglia) ha chiesto per nome della famiglia “certezza sull’identità del cadavere nei boschi di Caronia” e di potere “visionare le foto del ritrovamento”. Intanto, da due settimane, non si sono mai fermate le ricerche del bambino che nella giornata di oggi hanno visto impegnati più di 70 tra soccorritori e volontari. Domani, in Prefettura a Messina, è previsto un nuovo vertice per fare il punto sulle attività svolte fino a questo momento. er il medico legale Elvira Ventura Spagnolo, che nei giorni scorsi ha eseguito l’autopsia, “sul corpo di Viviana Parisi sono in atto ancora degli accertamenti per comprendere come sia morta.

Ci sono diverse fratture e, probabilmente, quelli che sembrano morsi, non è chiaro se siano di cani o di altri animali selvatici. La decomposizione del corpo – ha aggiunto – è avvenuta lì, ma ci sono da valutare la temperatura e le condizioni atmosferiche”. L’inchiesta per omicidio volontario e sequestro di persona, coordinata dalla Procura di Patti è al momento senza indagati.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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