Migranti, le Ong dettano il bello e cattivo tempo: dopo 3 giorni fermi in mare ora esigono il porto sicuro

Le strane rotte delle navi delle Ong alimentano i dubbi paventati ancora nei giorni scorsi. Quando, specie per la tedesca Humanity 1 e per la Geo Barents, l’ammiraglia della flotta francese di Msf, la sosta “strategica” in mare al largo delle coste della Libia ha confermato quanto ipotizzato di recente. Ossia, che le imbarcazioni a caccia di esuli da intercettare per poter sfidare i governi a cui vanno poi a bussare, stazionano in acqua anche per giorni se necessario. Occupati a pattugliare il tratto delle partenze. Poi, solo una volta raggiunta la capacità di capienza massima, si muovono alla volta dei porti europei. E poco importa ai cosiddetti soccorritori se a bordo ci sono fragili o donne incinta… È un fatto che – come ha acclarato ancora in queste ore Il Giornale che monitora da tempo la situazione – «le navi delle Ong hanno tenuto in mare per tre giorni i migranti… e ora alzano la voce chiedendo un porto».

Come dimostrato dalla Humanity 1 che ha appena lanciato un veemente appello per ottenere un porto di sbarco sicuro dopo aver trascorso 3 giorni a pattugliare le acque internazionali davanti alle coste libiche con a bordo migranti tenuti in stallo in mare davanti alle coste libiche, per poi muovere – ma solo una volta rimpinguato il numero dei migranti a bordo – non già verso la Tunisia, considerata un Paese sicuro e decisamente più prossima alla loro posizione, ma, come rilancia appunto sul suo profilo Twitter la nave della Ong tedesca, puntando la barra del timone a dritta verso nord: «La Humanity 1 ha a bordo 261 persone che ora devono essere assegnate immediatamente a un luogo sicuro. Oggi ci dirigiamo verso nord. Non abbiamo ancora ricevuto una risposta positiva alle nostre tre richieste di un rifugio sicuro a tutte le autorità competenti».

Rotte tracciate e toni veementi, quelli della Humanity 1 che esige un porto di sbarco sicuro dove e quando la Ong sembra aver deciso. E che si scaldano solo tre giorni dopo aver tenuto i migranti a stazionare in mare. Persone che adesso – intima la Ong – «devono essere assegnate immediatamente». Come l’urgenza mostrasse i suoi motivi solo a un certo punto della navigazione. Eppure, stando alle tempistiche dei soccorsi, e alle rotte tracciate fin qui, la nave avrebbe potuto fare rotta per l’Europa prima, subito dopo il primo intervento. Invece ha tenuto tutti in stallo, in situazioni che denuncia precarie e insostenibili solo una volta che l’imbarcazione di avvicina nei pressi di Malta, dell’Italia. Intrattenendo i migranti a bordo con piroette e avanti e indietro davanti alle coste libiche. Per tre giorni. Più o meno stessa coreografia quella della Geo Barents…

La nave dove Fatima, la donna che ha partorito oggi a bordo, è stata appena evacuata a Lampedusa con i suoi 4 figli. E dove la madre e il piccolo Alì appena venuto alla luce riceveranno tutta l’assistenza di cui necessitano. Ma prima di questo esito positivo della vicenda, la nave di Msf come si è mossa? Quando è salita a bordo Fatima, la donna in gravidanza? E quanto ha bighellonato l’imbarcazione in attesa di puntare al fatidico porto sicuro? E soprattutto, perché dopo aver effettuato un primo intervento di salvataggio domenica pomeriggio – come riferisce sul punto sempre il quotidiano diretto da Minzolini – la Geo Barents non ha fatto scalo verso il Paese sicuro più vicino, che era la Tunisia, per chiedere l’evacuazione medica? Tanti interrogativi, una certezza: la nave ha aspettato altre 24 ore davanti alle coste libiche prima partire alla volta di una rotta che, ancora una volta, ha puntato spedita nelle vicinanze di Lampedusa

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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