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Gaetano Daniele: “ecco cosa accomuna il truffatore Alberto Zanini alla prostituta truffatrice di Ercolano: “Mi hanno rapito i terroristi islamici, pagate il riscatto”. “Sono vittima di percosse, aiutatemi”

Gaetano Daniele ith24

By Gaetano Daniele

I truffatori di professione, hanno tutti una cosa in comune: far credere alle proprie vittime che il loro racconto sia verosimile. Studiano la vittima, entrano nel personaggio, e via. Non sempre però la truffa riesce, soprattutto se sono ripresi o ascoltati da chi aveva sospettato il gioco sporco.

Non faccio nomi. Solo quello di Alberto Zanini. Ma presto rivelerò anche il nome della truffatrice prostituta e quelli dei suoi complici. Parola di Boy Scout. Chi realmente mi conosce sa bene che ci metto sempre la faccia e non scrivo mai senza cognizione di causa. Scrivo da oltre 20 anni, di brutto, e non ho mai ricevuto una condanna per diffamazione. Un motivo ci sarà. E di denunce, ne ho ricevute a iosa: tutte archiviate o sulla via… di Damasco….! Chiedetevi perché?

Nel caso della prostituta di professione di Ercolano, ripresa h24 a sua insaputa a causa della sua recidiva, lo dimostra. Sempre in cura per la sua Hpv, esegue due aborti. Sono i rischi del mestiere. Ma la giustificazione è dietro l’angolo: “è stato mio marito”. Ma i conti non tornano. L’ex marito a seguito della sua Hpv non la sfiorava neanche con un dito. Anzi. Erano separati in casa. Questa disavventura è comune alle prostitute. Infatti anche la sorella della prostituta, di Portici, si provoca un aborto in casa prima di essere ricoverata. Non vuole sulla coscienza il peso di un figlio illegittimo. Infatti il marito non può avere figli, ed il presunto padre pare sia un uomo vicino di casa. Ma secondo il marito della sorella è tutto regolare, continua a chiamarla “Ciu Ciu”. Contento lui, contenti tutti. Poi tornerò sul “Ciu Ciu”.

La professione ha alti e bassi ed i figli sono di intralcio. Allora ecco la messinscena: “sono scappata perché mio marito è aggressivo”. La prostituta di professione di Ercolano attribuisce agli altri quello che gli riesce meglio, le aggressioni. Infatti a praticarle è lei. Finanche nei confronti di una insegnante prossima al pensionamento. Per lei attribuire al marito e al mondo intero le sue malefatte è un gioco da ragazzi. Mente. Organizza fuge notturne con la speranza di non essere vista, mentendo finanche ai suoi familiari, e via. Ed ecco che la sua ascesa diventa una fumata di sigaretta. Con una mano prepara i bagagli e con l’altra intrattiene rapporti con uomini conosciuti su Facebook. Ma c’è un però. La ragazza deve apparire seria. Questo è un altro elemento che accomuna i truffatori di professione. E per farlo ha bisogno di un lavoro di facciata. Si, perché il lavoro di facciata gli consente di apparire volenterosa e incline al lavoro, anche perché chi la ospita oltre ad un piatto caldo non può offrire. E la prostituta ne approfitta per giustificare le sue uscite. “Vado a lavoro”. Le cosiddette sveltine in macchina. E sono parallele. Da un lato il frequentatore conosciuto su Facebook, dall’altro il signore di mezza età disposto a pagare. Ma nessuno deve sapere nulla. Anzi. Per rendere ancor più credibile la sua storia, rende partecipi i familiari solo delle frequentazioni avviate attraverso social. Lupen al confronto è una mezza calzetta. Una mente diabolica. Un cornuto accertato e contento, una volta, mi disse: “ce l’hanno il coraggio è?”.

Ma non finisce qui. Si, perché come Zanini, la prostituta di professione ha un altro problema da eliminare, il figlio. Per dedicarsi al presunto lavoro di facciata, al frequentatore ufficiale e alla professione, ha bisogno di libertà. Infatti, mentre da un lato attribuisce ogni male possibile all’ex marito, dall’altro lo venera. Il male viene attribuito lui per giustificare la fuga dal tetto coniugale. Lo venera perché il figlio, nel frattempo, può restare con quel padre mostro tanto odiato e temuto. Insomma, la truffatrice con poca finezza vuole convincere il mondo intero che al momento il figlio può fare a meno della mamma, tanto tra un anno ci sarà il processo. Un fenomeno. Questa storia ha del’l’inverosimile. Sono l’unico sfigato al mondo che quando ha conosciuto una donna separata e con figli, stranamente, i pargoli, erano tutti accompagnati dalla mamma. Soprattutto quei minori con padri aggressivi e violenti. Ma non nel caso della prostituta di Ercolano. Mi domando quali uomini siano stati disposti a credere ad una storia così assurda da oltre 8 mesi. Se non per altri fini. A volte una prestazione gratuita fa miracoli. Per fortuna il figlio non ne vuole proprio sapere e vive felicemente con il padre e la compagna del padre. E per la prostituta di Ercolano non resta che giustificare le sue condotte poco cristalline.

Nel caso di Zanini, erano terroristi finti, ma i truffatori e rapitori erano veri, come la storia della prostituta di Ercolano. O meglio come in una brutta copia di un film di Checco Zalone. 

Solo che qui finiscono in manette. Per la truffatrice protestata di Ercolano, manca poco. In questo caso, invece, organizzavano sequestri di persona all’estero, in alcuni casi in accordo con i rapiti almeno nella fase iniziale, mettendo in atto vere e proprie truffe. A finire in carcere con l’accusa di sequestro con finalità di terrorismo una banda composta da tre uomini, due albanesi Fredi Frrokaj e Olsi Mitraj e l’italiano Alberto Zanini.

Dall’inchiesta della Procura di Roma, condotta dal pm Sergio Colaiocco e coordinata dal procuratore capo Michele Prestipino, è emerso che i tre proposero a due imprenditori bresciani di simulare un sequestro di persona.

Pesante l’accusa contro Alessandro Sandrini, (nella foto) scomparso in Turchia nell’ottobre del 2016. Il giovane era stato liberato nel maggio del 2019. Attualmente è indagato per simulazione di reato e truffa. Inoltre, un altro imprenditore, sempre del bresciano, all’ultimo minuto non si presentò in aeroporto a Orio al Serio per la partenza, è in corso di identificazione. A insospettire gli inquirenti, il fatto che Sandrini fosse sul banco degli imputatiper due rapine a mano armata compiute poco prima di sparire in Medioriente. Dalle indagini di Sco e Ros, è emerso che i familiari dell’ex rapito avrebbero ricevuto somme di denaro “anche consistenti” nel corso del sequestro-truffa.

Nel procedimento si cita anche un altro caso. Nello specifico, quello del rapimento di Sergio Zanotti, non indagato. In quell’occasione banda indusse l’uomo a recarsi ad Antiochia in Turchia per acquistare dinari iracheni fuori corso. A quel punto, scattò il sequestro. Sia Sandrini che Zanotti dalla Turchia, secondo quanto emerso dalle indagini di Ros e Sco, furono poi trasferiti in Siria. A quel punto, finirono nelle mani di un gruppo della galassia jihadista legato ad Al Qaeda. Insomma, alcuni rapimenti finivano davvero con la consegna dei finti rapiti ai terroristi islamici.

Nel capo di imputazione si legge che Fredi Frrokaj, Olsi Mitraj e l’italiano Alberto Zanini, “in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti operanti in Italia, Turchia e Siria, questi ultimi aderenti e comunque riconducibili alla galassia jihadista” proponeva a Sandrini di recarsi in Turchia “al fine di simulare un sequestro di persona” ma una volta li’ “ lo privavano effettivamente della libertà personale e poi lo conducevano contro la sua volontà in Siria consegnandolo successivamente al Turkestan Islamic Part, gruppo che si richiama ad Al Qaeda”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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