Meloni e la citazione di San Francesco: una scelta che brucia chi evoca i fantasmi del Ventennio

Giorgia Meloni cita San Francesco nel commentare la vittoria elettorale, ripensando alle tappe fatte in questi anni: “Cominciate col fare il necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Mentre in molti si affannano a trovare paragoni col fascismo, anche temporali, ricordando che siamo nel centenario della marcia su Roma, la leader di FdI sorprende tutti e si richiama al Santo patrono d’Italia. Al Poverello d’Assisi. Figura rivoluzionaria, certo, ma patrimonio comune. Personaggio che unisce e non divide.

Non è la prima volta che Francesco d’Assisi finisce coinvolto nella politica. Un percorso che lo ha visto tra i beniamini dei pacifisti per poi finire nel pantheon dei grillini che volevano abolire la povertà. Marciando su Assisi, la città-santuario del Poverello, il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, in vesti pauperistiche medievaleggianti, sembrò un fra’ Dolcino resuscitato. Il vendicatore dei poveracci che, col reddito, avrebbero riacquisito il diritto a vivere. Sappiamo come è andata finire: un disastro.

Ma in quanto santo della tolleranza e dell’amore per il prossimo La Stampa lo ha fatto diventare una specie di testimonial del ddl Zan. Del resto c’è un’irresistibile tendenza, dalle parti della sinistra, a fare del pauperismo di San Francesco d’Assisi una bandiera del progressismo salottiero. Non dimentichiamoci del fatto che Dacia Maraini nel 2013 col suo libro Chiara di Assisi (Rizzoli) trasformò la fondatrice delle clarisse  in personaggio rivoluzionario e protofemminista, moderno per la pratica dell’anoressia (il digiuno) e addirittura accostabile all’icona delle femministe Olympe de Gouges, che ebbe parte attiva nella Rivoluzione francese nel sostenere l’uguaglianza di genere. Dacia Maraini così si beava della sua appropriazione indebita: “Il pensiero di Santa Chiara è talmente radicale che va al di là della religione: mette in discussione la proprietà privata, la famiglia, la gerarchia, il potere maschile. È veramente rivoluzionaria”.

Ora è la volta di Giorgia. Memore dell’imperativo della pacificazione nazionale oltre a citare San Francesco non ha voluto chiassosi festeggiamenti in una notte di emozioni e di “riscatto”. L’orizzonte identitario si schiude in quello, più ampio, della politica al servizio dell’Italia tutta intera, anche di quella parte rancorosa e offuscata da pregiudizi. Un’Italia dove l’odio e il risentimento siano messi a tacere: chissà che San Francesco non possa dare una mano, in tal senso.

Pubblicato da edizioni24

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