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Lo schifo totale dell’Inps, patrimonio immobiliare: conti ai gradi di Bolzano ma l’ente affitta a 4 spicci e svende ai potenti

L’Inps, croce e delizia del nostro welfare. Che l’ente previdenziale sia in rosso fisso ormai da tempo. E che le erogazioni straordinarie imposte dall’emergenza Covid abbiano inferto al nostro Istituto di previdenza il colpo di grazia, sono ormai cose note. Ma tentare di coprire la voragine del buco economico, sprofondato nel mare sconfinato della burocrazia a cui non si riesce a dare un argine, con una gestione che implica la svendita dei suoi beni immobiliari, non è altrettanto risaputo. E, plausibilmente, la strategia in corso non può essere la risposta. E così, scoppia il caso delle «migliaia di case regalate ai raccomandati».

Un caso che Libero affronta e spiega in un approfondito servizio, documentato con tanto di cifre, riscontri e recriminazioni… Un caso secondo cui, in base a quanto riferito dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri, l’Inps a caccia del risanamento finanziario e in cerca di nuovi equilibri economici, avrebbe messo sul mercato il suo patrimonio edilizio. Fatto di stabili abbandonati e affitti fuori mercato.

E qui si comincia ad arricciare il naso e a sgranare gli occhi. Già, perché, riferisce Libero, riferendosi al rapporto della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria dell’Inps, «la consistenza lorda del patrimonio immobiliare dell’ente è di 2,5 miliardi. Si tratta, per intendersi, del valore dei circa 27.000 cespiti di proprietà dell’istituto. Un bel gruzzolo che, però, invece di andare a rimpinguare le casse sempre troppo vuote dell’Inps, costituisce l’ennesima voce in perdita del bilancio». E infatti, spiega sempre l’inchiesta, «il totale degli immobili messi a reddito, che secondo l’ultimo elenco pubblicato dall’ente, aggiornato al dicembre 2019, sono 7.621, produce circa 57 milioni di entrate l’anno».

Un “guadagno di Maria calzetta”, come si dice in gergo, a fronte di «48 milioni di spese gestionali ordinarie (prevalentemente manutenzione). E ben 76 di spese obbligatorie non discrezionali. Di cui 33milioni di Imu/Tasi. E 43 milioni di ammortamenti». Quindi, tirando le somme: «il rendimento lordo al netto delle spese gestionali è irrisorio, lo 0,4%, quello al netto delle uscite obbligate è addirittura negativo, -2,86%».

Ma come si arriva a queste cifre beffa? Semplice. facendo un rapido giro “immobiliare” per le principali città italiane, Libero ha scoperto per esempio che: da Milano a Roma. Da Firenze a Napoli, sono in molti a versare all’ente pensionistico canoni irrisori, anche per appartamenti in centro. A partire dalla capitale. Dove, registra il quotidiano citato, scorrendo la lunga lista delle abitazioni di proprietà dell’Inps si scopre che una casa in pieno centro di Roma, in via Luca Signorelli, a due passi dall’Auditorium e dal museo Maxxi, può arrivare a costare appena 1.400 euro l’anno di affitto. L’equivalente a Milano, lo troviamo invece a Porta romana, dove basta erogare la stessa cifra per un appartamento limitrofo al centro della città.

E altrettanto dicasi per molti altri esempi che si potrebbero fare. Perché, come denuncia l’inchiesta di Libero, «importi simili spuntano ovunque. Anche a causa del divieto imposto all’Inps (per favorire la dismissione degli immobili) di rinnovare i contratti». Un limite «che spesso ha trasformato i canoni in irrisorie indennità di occupazione». Eppure, avverte il quotidiano, «non stiamo parlando della solita affittopoli. Dei privilegi della casta. Ma di un nutrito esercito di dipendenti pubblici. Dei loro parenti, Di raccomandati o di semplici imbucati, che vive (legalmente, sia chiaro) a sbafo della collettività».

Insomma, l’Inps vanterebbe circa 2,5 miliardi di euro tra abitazioni. Ville. Residenze. Box. Cantine. Rimesse. Negozi. Soffitte e terreni. Una cassaforte preziosissima trascurata e abbandonata. Quanto meno relegata nel cantuccio dell’oblio della inoperosità che ha prodotto, in linea con le mancanze di Stato, inefficienza e debito. Da qui, l’esigenza impellente – e improcrastinabile – di risanare i conti. Ma il punto è come. Magari aprendo quella cassaforte e provando a far fruttare il suo contenuto. Perché finora, attingere a quel forziere e rivelarne il contenuto e la sua messa a rendita, ha solo scoperchiato un vaso di Pandora di cui Libero prova a dare conto.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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