L’inchiesta di Fanpage su FdI si scioglie come una bolla di sapone. Sembra una commedia teatrale

L’attesa è spasmodica, incombe la seconda puntata della grande inchiesta triennale di Fanpage su Fratelli d’Italia e i suoi legami con neofascisti, black e baroni vari. Un’intera puntata di “Piazza Pulita”, introdotta dal predicozzo del comunista mai pentito Pierluigi Bersani intervistato in posizione vagamente prona da Corrado Formigli, si è snodata sul canovaccio di Portobello, quando un concorrente alla volta, istigato dal compianto Enzo Tortora, provava a fare dire “Portobello” al pappagallo sul trespolo. Stavolta nel mirino c’è la Meloni: perché non parla del fascismo, perché non dice quella parola, perché non rinnega? Dica quella parola, parli, si liberi…

Un martellamento incessante all’eroico Guido Crosetto chiamato a commentare gli “sgub” di Fanpage sui saluti romani e sul macchiettistico barone che chiede soldi a nero, fino a quando arriva la brutta notizia: “Ma guardi che Giorgia ha appena detto, su un altro canale che in FDI non c’era spazio per nostalgici del fascismo razzisti e antisemiti, me lo ha scritto lei, guardi…”.

Panico in studio: e adesso che si fa? Nulla. Come se niente fosse. Si va avanti col processo in contumace, si parte con la seconda puntata dell’inchiesta che promette cose incredibili. E le promesse sono mantenute: cose incredibili, da credere, soprattutto. Il reportage del cronista “sotto copertura” si sposta sulla Lega, Carlo Fidanza esce di scena, arrivano i leghisti fascisti, torna il Barone nero Jonghi Lavarini che ora gioca su un altro tavolo, i video sono montati furbescamente alterandoli con saluti romani di gruppi di estrema destra, ne viene fuori un racconto da barzelletta, concluso con la consegna di una valigetta a una donna vestita di nero che chiede la parole d’ordine. No, non è “birra e salsicce”, come in un film di Totò, ma “rosso come il sangue, rosso come il fuoco”. Ci mancava solo: rosso come il ragù.

Ma la commedia messa in scena da un uomo che millanta amicizie e chiede soldi al giornalista di Fanpage, spacciandosi per un finanziatore di FdI e della Lega, termina con la scoperta del contenuto della valigetta: libri sul fascismo e sulla Costituzione. Colpo di scena, ma nulla si dice sui nomi dei beneficiari di quei “libri”, spacciati per soldi: “Se ne occuperà la magistratura”, dicono Formigli e il direttrore di Fanpage in studio, Francesco Cancellato. “Ma intanto un bel po’ di persone, a cominciare da Fidanza, sono state sputtanate!”, tuona Alessandro Sallusti in studio. Peraltro, la modalità del trolley “trappola” era stata utilizzata tre anni fa per un’altra inchiesta con “infiltrato”, la “Bloody Money” che coinvolgeva il figlio del governatore De Luca e un consigliere regionale di Fdi. Giorni di battage e annunci di scoop sui giornali e sui siti. Dopo un paio d’anni, tutto archiviato per entrambi.

“Lei non ha fatto parola su questo, ha deciso di attaccare non il merito dell’inchiesta ma il metodo, ha chiesto tutto il girato come se questo potesse cancellare un saluto romano, che sempre saluto fascista resta. Ha messo in discussione il nostro lavoro giornalistico”, aveva esordito a inizio puntata Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La7, rivolgendosi direttamente alla leader di FdI Giorgia Meloni, mentre lei già aveva parlato, sun Rete 4. “Quello che lei definisce ‘montaggio arbitrario’ è esercizio libero e autonomo della professione giornalistica. Quando un politico chiede con una certa arroganza il girato a un giornalista travalica il proprio limite perché è la magistratura, che si è messa in moto, che può chiedere tutto il girato. Ma non perché ci sia qualcosa da nascondere – aveva precisato Formigli -, questo vuol dire difendere l’autonomia del nostro mestiere”. Poco dopo, in studio, un ricordo,  con una suggestione che fa sorridere visto l’accostamento agli scoop di Formigli & company, di Anna Politkovskaja…

Inchiesta a orologeria? “Nessuna coincidenza. La gran parte dell’inchiesta di Fanpage che abbiamo mostrato riguarda gli ultimi giorni di campagna elettorale a Milano…”.
Ma non era iniziata tre anni fa l’inchiesta? Ah, no, forse tre giorni fa…

La seconda (e forse ultima, ma non c’erano 100 ore di girato?) si chiude con l’immagine della donna che si allontana con la valigetta, per portare i soldi, che non ci sono, a due personaggi misteriosi, che secondo Fanpage potrebbero essere esponenti di FdI e Lega, ma sempre nei racconti del Baronetto, quello che ha portato all’apertura di un’indagine della Procura della Repubblica di Milano per violazione della legge sul finanziamento dei partiti e riciclaggio in cui, al momento, risultano indagati lo stesso Jonghi Lavarini e l’eurodeputato di FdI Carlo Fidanza. Gran parte del video riguarda i rapporti in campagna elettorale tra ambienti dell’estrema destra milanese e personaggi di FdI e Lega in cui sembra fare da cerniera proprio il Barone nero, un personaggio da cui tutti hanno preso le distanze e le cui dichiarazioni sono tutte da verificare. Spuntano gli esponenti della Lega lombardaSilvia Sardoni, Ciocca, perfino l’ex europarlamentare Mario Borghezio viene rispolverato per cercare di dimostrare l’esistenza di un progetto di “terza posizione”, dal sapore neofascista. Tutto fa brodo, il consigliere leghista non rieletto che dice che il padre era fascista, sostenuto da Borghezio, che però non riesce a farlo eleggere – potenza della lobby nera! – e che peraltro smentisce i suoi oscuri progetti in tempo reale, sui social. “Con l’estrema destra di Milano non ho contatti mi riferivo alla base, ai militanti”. In studio, però, la replica non viene data.

“Fidanza? È stato sospeso solo per il fatto di frequentare quella gente” dichiara la leder del partito Giorgia Meloni. Ma non basta. Non basta nulla. Formigli mostra la foto di Fini con la kippah con la frase sul “fascismo male assoluto”, poi il cartello di Rachele Mussolini che scherza sul 25 Aprile, quindi aggredisce Crosetto che gli gliede come  mai attacchi Rachele Mussolini, che ha la sola colpa di essersi candidata e aver preso tanti  voti. “Ah perché ha il cognome Mussolini! Quando è una Mussolini che è favorevole al DDL Zan allora va bene, quando è una Mussolini di FdI allora non va più bene!”.

A vuoto anche le domande sul comunismo: “Perché non ha chiesto a Bersani come mai non ha mai preso le distanze sdai crimini del comunismo?”, attacca Crosetto, E Formigli: “E vabbé, che c’entra dai…”.Sì parla solo film fascismo come a “Di Martedi” Formigli come Floris, come Gruber, fresca di ospitata di Mimmo Lucano, che a “Piazza Pulita”, dopo la condanna a 13 anni, non s’è ancora visto. Ah già. Cone disse Formigli, caro Mimmo, ci rivedremo quando sarà assolTo.

Pubblicato da edizioni24

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