L’ex Ilva manda in tilt la maggioranza: il Pd vota contro il governo per continuare l’inciucio col M5S a Taranto

Caos nella maggioranza al Senato, dove il governo ha rischiato di andare sotto in Commissione Industria per un emendamento sui fondi per l’exIlva, presentato dal M5S e contrario alla linea dell’esecutivo. Il testo ha registrato il no di Lega e Forza Italia e l’astensione di FdI, la quale ha determinato una situazione di pareggio, 14 a 14, che per il regolamento del Senato vale come un no. A votare a favore del testo che avrebbe fatto andare sotto il governo, invece, oltre che M5S e Leu, è stato il Pd, che poi, reo di aver bombardato Palazzo Chigi, è stato costretto a smentire se stesso con motivazioni che hanno tirato in ballo l’alleanza giallorossa a sostegno del candidato a sindaco della città di Taranto. Insomma, un pasticcio politico sotto tutti i punti di vista che dà l’esatta misura dello stato di salute della coalizione di governo.

L’emendamento sull’ex Ilva al decreto “Taglia prezzi” portava la firma del senatore M5S, Mario Turco, già sottosegretario nel governo Conte II. Chiedeva di sopprimere la norma del governo con cui si spostano 150 milioni di euro dai fondi per la bonificadell’area siderurgica di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia. Il governo ha dato parere contrario, attraverso il ministro allo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Dunque, per evitare problemi politici il M5S avrebbe dovuto ritirarlo.

Invece, “con il favore della notte”, poiché lo strappo in commissione si è consumato intorno alle 3 del mattino, i pentastellati quell’emendamento lo hanno presentato lo stesso. Una mossa, in fin dei conti, coerente con l’atteggiamento delle ultime settimane. Ma quello che poteva limitarsi a segnale di problemi già in essere si è trasformato in vero e proprio incidente quando anche il rappresentante del Pd in commissione, il senatore Stefano Collina, ha votato a favore. A quel punto, a bombardare il governo ci si sono messi pure i “responsabili” dem. Cosa che, raccontano i retroscena, pare abbia mandato su tutte le furie Enrico Letta, che si è ritrovato anche sotto il fuoco di Salvini.

«Salvare la salute e i posti di lavoro a Taranto è fondamentale. Errare è umano, perseverare è diabolico: già avevamo votato contro laltra volta aveva è la seconda volta che votano contro sul salvataggio dell’Ilva. Quindi mi aspetto da Draghi una presa di posizione», ha detto il leader della Lega, parlando di «fatto grave» e dicendosi «preoccupato per gli strappi di Pd e M5S». È stato più o meno a questo punto che è arrivata l’assunzione di responsabilità personale di Collina, poggiata su una incredibile giustificazione di carattere elettorale. «La scelta di votare a favore dell’emendamento proposto dai 5s sull’Ilva nasce solo dalla volontà di non rompere una alleanza politica che sul territorio tarantino sostiene un candidato a sindaco», ha detto il senatore dem, aggiungendo che «mi assumo la responsabilità della scelta consapevole che la forzatura sul voto del M5S aveva cambiato il contesto politico».

«Ho scelto di votare a favore per non spaccare un fronte, convinto che l’emendamento, come poi è avvenuto, sarebbe stato bocciato», ha aggiunto Collina. Il quale, insomma, in nome dell’alleanza locale con il M5S ha ritenuto che valesse la pena rischiare su una scelta strategica per il territorio e sulla tenuta del governo. Con il risultato che gli unici a poter segnare un punto politico sono stati gli esponenti di FdI: «Ci siamo astenuti per dimostrare le spaccature nella maggioranza», ha spiegato il senatore Andrea De Bertoldi, potendo rivendicare il risultato ottenuto.

Pubblicato da edizioni24

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