L’Enel non dice tutta la verità sugli extra profitti e sullo spirito di servizio al Paese

L’Enel, ente nazionale per l’energia elettrica, dal 1992 è una società per azioni, e dal 1999 si è quotata in Borsa. Nel 2021 ha fatturato 88 miliardi di euro, ben il 33,3 per cento in più sul 2020. Lo Stato italiano ne è il maggior azionista. Un ente in mostruosa crescita, dunque. Non sfugge a nessuno che con la maggiore richiesta di energia sta mettendo le ali ai ricavi, presenti e futuri. Anche questo primo trimestre dell’anno, a quanto pare, è partito forte, e il decreto del governo per attenuare l’impatto dei rincari sui clienti tassando del 25 per cento gli extraprofitti di tali società, non ha scosso più di tanto Enel, che prevede di pagare per quest’anno sui cento milioni di euro. Briciole, insomma.

Non 100 milioni, ma svariati miliardi serviranno al governo per coprire le misure che ha messo in campo per tentare, senza riuscirci, di mitigare l’impatto su famiglie e imprese. Anche perché famiglie e imprese continuano a vedere aumentata in maniera abnorme la loro bolletta energetica, qualunque sia il gestore. E per i prossimi anni Enel prevede un aumento dei ricavi del 6/7 per cento, mentre i consumatori continuano a essere tartassati senza pietà.

Che le misure del governo non funzionino si vede da quanto costano i carburanti e dalle cifre assurde delle bollette per famiglie e imprese. Ma Enel e altre aziende, che pure dipendono dallo Stato italiano, non si comportano come se facessero parte della comunità alla quale invece appartengono. Persi nelle loro operazioni di ogni genere in tutto il mondo, tra alta finanza e grandi banche, sembrano aver perso di vista quello che invece dovrebbe essere l’obiettivo primario: la tutela dei clienti. E questo lo si osserva scendendo sulla terra, dove l’uomo della strada, ma spesso anche il competente, non riesce a capire una bolletta, un conguaglio, una qualsiasi comunicazione dell’ente.

n un mondo in cui sul web una delle principali domande è “come posso contattare Enel?” risultano difficili da capire molte cose. Tranne l’unica che conta davvero: perché pago così tanto l’energia dopo che l’Enel guadagna a dismisura e il governo ha detto che ci aiuterà a fare fronte a tutto questo? Domande semplici ,elementari, le uniche alle quali la gente vuole delle risposte, senza perdersi nelle espressioni inglesi che l’Enel e i suoi ben pagati dirigenti utilizzano a ogni pié sospinto. Perché non si possono avere delle risposte?Poi va considerato che non tutti gli italiani hanno accesso o dimestichezza con le regole web sempre più utilizzate da Enel e da altre società, e che qualche volta vorrebbero poter interloquire con un esser umano che spieghi loro le cose e senza attendere ore prima che solo si risponda alla chiamata.

Certo, la questione non è semplice: Enel si schermisce dicendo che poi non ha fatto tutti questi profitti, ma qualcuno li ha fatti: banche, traders, che comprano energia da loro e poi la rivendono. Che poi i maggiori introiti vengano dall’energia prodotta con il gas, il cui prezzo ha subito un’accelerazione dalla guerra in Ucraina, o con le fonti rinnovabili, importa poco: perché se non si sono quadruplicati, però si sono raddoppiati. Va considerato poi che la maggioranza del gas è stato comprato con contratti a lungo termine prima di tutto questo bailamme e rivenduto adesso. In questo caso i profitti sono ancora maggiori.

La politica deve avere la precedenza sulla finanza: queste società si devono rendere conto che fanno parte di un sistema articolato e che non possono agire sul mercato senza tenere conto di altre esigenze: come i consumatori, ad esempio, che sono quelli che votano il governo che le possiede. Dicono “fonti rinnovabili”, come se fosse la panacea di tutti i mali. Ma sappiamo benissimo che oggi, per vari motivi, ancora non funzionano e poi che non c’è la possibilità di estrarre il gas in Italia, dove pure c’è. Quanto poi a comprarlo altrove, sembra evidente che intanto potremmo comprarne solo una piccola parte del nostro fabbisogno, e inoltre va considerato il fatto che molti dei Paesi potenzialmente fornitori sono Stati instabili, non organizzati, che potrebbero fermare la fornitura da un momento all’altro. Senza pronunciare la parola magica (speculazione), è ormai evidente – e lo sarà ancor di più nei prossimi mesi – che qui, come diceva Bartali, “l’è tutto da rifare”. A cominciare dai timonieri di queste navi corsare.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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