Le “succhiasangue” del tesoro di Patrizia Reggiani, la Lady Gucci che fece uccidere il marito: 8 gli indagati

Salgono a otto (dai 4 iniziali) gli indagati che, secondo la procura di Milano, avrebbero messo le mani sul patrimonio di Silvana Barbieri poi ereditato dalla figlia Patrizia Reggiani, condannata come mandante dell’omicidio del marito Maurizio Gucci. Nell’atto di chiusura delle indagini notificato agli indagati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dalla pm Michela Bordieri, agli otto indagati viene contestato a vario titolo il reato di circonvenzione di incapace, peculato, furto di oggetti preziosi, induzione indebita. Agli indagati viene contestato oltre alla distrazione del patrimonio, anche la sottoscrizione di un’assicurazione vita da 6,6 milioni di euro e un pagamento per far rilasciare un’intervista televisiva alla Reggiani.

Nell’elenco degli indagati c’è Maurizio Giani avvocato ed esecutore testamentario,Loredana Canò ex compagna di cella della Reggiani, l’amministratore di sostegno (poi sospeso) Daniele Pizzi, il broker che gestiva i conti della Reggiani Marco Chiesa, Marco Riva e Maria Angela Stimoli, ritenuti prestanomi di alcune società che incassano i fondi dell’eredità, e ancora Mario Wiel Marin e Marco Moroni, incaricati di periziare diversi immobili di Silvana Barbieri.

Secondo le indagini della Guardia di finanza di Milano gli indagati, a vario titolo e con diversi ruoli, avrebbero sfruttato la condizione di salute della Barbieri (morta nel 2019) e delle difficoltà psicologiche della figlia Patrizia Reggiani, per distrarre a loro favore l’ingente patrimonio derivante dall’eredità della Barbieri, poi finito alla Reggiani.

L’inchiesta della procura di Milano parte da lontano e indaga chi come Giani approfitta delle fragilità psichiche prima della Barbieri e fin dal 2018 riesce a farsi nominare quale esecutore testamentario (con emolumento previsto di 100mila euro), quindi a ottenere altro denaro e potere tramite quote di società immobiliari. Uno schema che avrebbe ripetuto nei confronti di Patrizia Reggiani, anche lei vittima di una fragilità psichica, sottoposta ad amministrazione di sostegno e “persona riconosciuta come facilmente influenzabile”.

Una circonvenzione di incapace che condivide, nonostante l’iniziale diffidenza, con Loredana Canò ex compagna di cella della vedova Gucci che riesce a rubarle gioielli, a farla da ‘padrona’ nella villa in pieno centro a Milano e a convincere la sua vittima della necessità di fare la “guerra” alle figlie Alessandro e Allegra. Il suo appare come un ruolo da ‘coordinatrice’ di un raggiro milionario. A inizio 2019, secondo la procura, induce la Reggiani a chiedere la sostituzione del proprio amministratore di sostegno con Daniele Pizzi (indagato), nell’estate dello stesso anno, insieme a Pizzi, fa assumere a Chiesa (Marco, il broker che gestiva i conti della Reggiani, anche lui indagato, ndr) la gestione del patrimonio della Reggiani e il 29 aprile 2020 la vittima firma una polizza vita con premio unico di 6,6 milioni di euro, e indica come beneficiari in caso di morte Loredana Canò al 34%, Maria Angela Stimoli al 33% e Marco Riva al 33% (prestanomi di alcune società che incassano i fondi dell’eredità, anche loro indagati, ndr.)”. Somma che per la procura vede come “veri destinatari” Chiesa e Pizzi.

Chiesa, Pizzi e Canò sono accusati anche di induzione indebita. “Abusando della loro qualità di amministratori di sostegno di Pizzi, relativa a Patrizia Reggiani, si fanno nel luglio 2020 “consegnare in contanti la somma di 15 mila euro e inducevano i legali rappresentanti della rete televisiva Discovery+ a pagare in nero il compenso per l’intervista a Reggiani”.

Loredana Canò, ex compagna di cella a San Vittore di Patrizia Reggiani – condannata come mandante dell’omicidio del marito Maurizio Gucci – è indagata dalla procura di Milano nell’inchiesta sulla circonvenzione di incapace della vedova dello stilista. Nell’atto di chiusura indagine, firmato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dalla pm Michela Bordieri, emerge come la donna – con la complicità di Maurizio Giani avvocato ed esecutore testamentario (indagato) – sia riuscita a insinuarsi “in maniera inesorabile, al punto di condizionarne pienamente il residuo di volontà che la sua malattia le consentiva” nella vita della Reggiani e a mettere le mani sulla sua eredità materna.

Non solo vengono azzerati i pochi rapporti sociali della Reggiani, ma vengono ostacolati gli stessi rapporti familiari “impedendole di mantenere una normale relazione affettiva con le figlie. Tra l’altro, convince la Reggiani che era necessario far ‘guerra’ alle figlie, così sostenendola nella causa per l’ottenimento del vitalizio e potendone di fatto poi disporre”. Nel frattempo “si appropria di gioielli appartenenti alla Reggiani” nascondendoli nella propria cassetta di sicurezza in banca. A fine 2017, secondo la procura, induce la Reggiani a nominare come proprio difensore Daniele Pizzi (indagato) nel procedimento per la richiesta della nomina di amministratore di sostegno, quindi il 20 febbraio 2019, induce lady Gucci a chiedere la sostituzione del proprio amministratore di sostegno sempre con lui. Nell’ottobre 2018, ancora prima della morte della madre Silvana Barbieri, Canò va a vivere con la sua vittima. “Li acquisisce il pieno controllo della gestione domestica, assumendo la direzione del personale di servizio”, fino a “impedire alle figlie Alessandra e Allegra Gucci e alle amiche di far visita alla persona offesa”, scrive le mail per conto suo, predispone dei copioni che la donna legge durante gli incontri con il giudice tutelare, si fa delegare a operare sui conti correnti.

Dal 12 giugno 2019, si fa assumere come assistente personale della Reggiani, con uno stipendio di 1600 circa al mese. Nello stesso periodo, insieme a Pizzi, fa assumere a Chiesa (Marco, il broker che gestiva i conti della Reggiani, anche lui indagato, ndr) la gestione del patrimonio della Reggiani e il 29 aprile 2020 la vittima firma una polizza vita con premio unico di 6,6 milioni di euro, e indica come beneficiari in caso di morte Loredana Canò al 34%, Maria Angela Stimoli al 33% e Marco Riva al 33% (prestanomi di alcune società che incassano i fondi dell’eredità, anche loro indagati, ndr.)”. Sono diverse altre, nell’elenco riportato dalla procura, le cifre che riesce a farsi consegnare tenendo sempre lontano la Reggiani dalle sue figlie e dall’eredità materna. Un comportamento per cui ora rischia il processo.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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