L’Anpi nel caos totale, spuntano i post dimenticati del 2014 del “partigiano” Pagliarulo contro i “nazisti di Kiev”

Alla ricerca di una formula magica, di un “apriti Sesamo” capace di spalancare la porta che impedisce alla sinistra di parlare la medesima lingua di fronte alla guerra russo-ucraina. Ma fin qui con scarso successo. Da qui il tentativo gucciniano dei suoi intellò di «dire cose vecchie con il vestito nuovo», ricicciando parole d’ordine come «resistenza», accuse come «nazista», titoli imperiali come «zar» e luoghi altamente simbolici come «Norimberga». Ma è impresa facile solo a dirsi, come si sta accorgendo a proprie spese il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo. Da quando infuria la guerra, il capo dei partigianiitaliani (di quelli veri ne sono rimasti in realtà ben pochi) infila una perla dopo l’altra, fino ad attirare sulla stessa Anpi gli strali della sinistra filo-ucraina. Da non credere.

Ma tant’è: lo hanno accusato di cripto-putinismo allo scoppio del conflitto, quindi di «ponziopilatismo» nei giorni della macabra scoperta dei morti di Bucha e, infine, di nostalgismofilo-sovietico quando si è opposto allo sventolio di bandiere nato alla sfilata del prossimo 25 Aprile. Come se non bastasse, sono rispuntati pure dei vecchi postrisalenti al biennio 2014-2015 in cui bollava il governo ucraino come «il regime nazistoide di Kiev». All’epoca, il cossuttiano Pagliarulo, dirigeva Patria indipendente e vergava commenti infuocati sugli scontri allora in corso nel Donbass. Ma il suo è solo il caso più lampante dell’imbarazzo che strozza la sinistra. Non per caso, visto che l’Anpi custodisce il pezzo più pregiato della vulgata ex-post e neocomunista: l’equazione  antifascismo-democrazia. Ma è una equazione contraddetta dalla presenza della Russia di Stalin nella coalizione militare che sconfisse il nazifascismo.

È il motivo per cui parte della sinistra teme che la storia recente dell’Ucraina – dall’insofferenza verso Mosca all’invasione subita – finisca per svelare tale impostura. La necessità di continuare a tenerla in vita spiega invece il motivo per cui l’Anpi sopravvive ai suoi stessi protagonisti. Solo Gad Lerner sembra non essersene accorto. Prova ne sia la sua goffa difesa del “no” di Pagliarulo alla presenza dei vessilli dell’Alleanza Atlantica alle celebrazioni del 25 Aprile. «Che cosa c’entra la Nato, istituita nel 1949, con la Resistenza finita nel 1945?», si è chiesto il giornalista. Niente, se non fosse che il presidente dell’Anpi è venuto al mondo proprio in quello stesso anno. La qual cosa non gli ha evidentemente impedito di diventare prima un “resistente” ad honorem e poi addirittura il loro capo. E già così sarebbe da ridere, se solo non fosse da piangere.

Pubblicato da edizioni24

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