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L’ammucchiata parte male: anche i filo Draghi sono incazzati neri

Nonostante  l’anziano Cencelli a caldo abbia dichiarato che Draghi  si sia servito alla lettera del suo aureo manuale,  all’interno dei partiti i mugugni non mancano. Tutti hanno perso, non ci sono vincitori. La necessità di accontenta un po’ qua e un po’ là ha fatto inferocire tutti.  A cominciare dai  i segretari dei partiti “innamorati” di Draghi. L’analisi del Corriere della Serache pure titola su chi esce meglio e peggio dalla lista di Draghi, in realtà  evidenzia che nessuno può cantare vittoria.

Draghi lasciando 15  ministeri politici (15 contro 8), per accontentare tutti, in realtà non ha accontentato nessuno. Era nelle previsioni, ma quando è arrivato il momento della verità… Il  Movimento 5 Stelle, come si è visto dalle isterie della serata di ieri “è stato asfaltato”. Prendiamo in prestito le stesse parole dei grillini.  “Qualche perplessità nel Pd, forte malumore in Forza Italia” , che non ha ministri con portafoglio. Sembrerebbe accontentato Matteo Renzi, “che diceva di non puntare alle poltrone: gliene è rimasta solo una”, quella della Bonetti. Ma l’ex premier a lungo si era speso affinché la Bellanova potesse mantenere il dicastero dell’Agricoltura. I rumors convergono – leggiamo –  nel descrivere le reazioni alla lettura dei ministri: “Appena arrivato l’annuncio, tra i parlamentari è scoppiato il finimondo”.

“È vero che il Movimento ha la delegazione più numerosa, quattro ministri con nomi tutti riconfermati. Ma non ha nessun ministero di spesa”, leggiamo. “Perde il Mise, che passa alla Lega, con Stefano Patuanelli che va all’Agricoltura. Vissuto come un demansionamento anche il passaggio di Fabiana Dadone dalla Pubblica amministrazione alle Politiche giovanili”. L’unico a gioire è Luigi Di Maio, una delle riconferme più discutibili. Resta agli Esteri, come aveva  chiesto  Grillo per placare la base. magra consolazione.

“Molti vedono con sospetto un presunto asse Fico-Draghi che avrebbe prodotto la riconferma di Federico D’Inca”.  Sgradita al movimento anche la presenza del nemico di sempre,  Renato Brunetta. Sembrerebbe essere andata meglio al Pd. “Al Nazareno hanno tirato un sospiro di sollievo. Perché a lungo si era temuto, se i ministeri fossero stati solo due, di dover scegliere tra Lorenzo Guerini, Andrea Orlando e Dario Franceschini”. Invece è arrivata la riconferma per tutti e tre. Ma c’è un ma. Il tutto potrebbe essere un “contrappeso” : Francescini che si è detto felice e ha ringraziato Draghi, in realtà vede scorporare il comparto del Turismo. Ma “La vera perdita è quella del Mef”.  Gualtieri ha dovuto sloggiare: sì, è sempre stato considerato  vicino a Conte, ma era pur sempre uomo del Pd in un ruolo fondamentale, forse il più fondamentale.

Inoltre il ministero del Lavoro dato ad  Orlando è ad alto rischio. Quando finirà il blocco dei licenziamenti il 31 marzo diventerà esplosivo. Draghi ha poi accolto “con abilità” alcune richieste di Matteo Salvini: “che ha ottenuto un ministero di spesa importante (Mis), una roccaforte per il Carroccio (il Turismo) e una bandiera come il ministero per la Disabilità”, da lui espressamente caldeggiato. Ma l’avere cooptato ministri “non salviniani” è evidente come il dito in un occhio. Erika Stefani è vicina a Luca Zaia; Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia sono di area moderata. Per non parlare della riconferma della Lamorgese al Viminale, colei che ha disintegrato  i decreti sicurezza di Salvini. Uno “schiaffo”.

“Forza Italia farà la sua parte», conferma Silvio Berlusconi con un messaggio su Facebook, ma i malumori sono tanti. Il cav puntava su Tajani e Bernini. Con Brunatta e Carrfagna vince l’ala moderata di FI, scontentando l’altra anima del partito.  Leu riconferma il suo ministro, Roberto Speranz, nonostante. Basterà?  Italia viva, come si diceva diventa di fatto invisibile: via Teresa Bellanova, resta solo Elena Bonetti alla Famiglia. Nessuno strapuntino per +Europa”, che pure aveva preso la rincorsa per elogiare la scelta di Draghi. “Fuori Carlo Calenda, di Azione”. Tra gli scontenti anche l’ex premier: “Fuori i contiani come Gualtieri e dentro Vittorio Colao”. Quest’ultima nomina sembra una “dedica” di Draghi a Conte. Fu chiamato da lui e poi messo ne dimenticatoio

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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