La variante africana approda in Europa, ora ha un nome: Omicron. Moderna e Pfizer già al lavoro sul vaccino

Non solo i governi, con le restrizioni imposte ai viaggi da diversi Paesi africani, e le organizzazioni internazionali della Sanità, come l’Oms e il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), che si sono immediatamente attivate con allerta e monitoraggi. Sulla nuova variante sudafricana, ora ufficialmente denominata Omicron, anche le case farmaceutiche si sono messe al lavoro.

Sia Moderna sia Pfizer/BioNTech, infatti, hanno reso noto di aver avviato gli studi sulla variante B.1.1.529, con l’obiettivo dichiarato per entrambe di arrivare rapidamente alla produzione di un vaccino in grado di contrastarla.

Pfizer/BioNtech hanno fatto sapere di aver già avviato lo studio sulla variante Omicron e che contano di avere i risultati entro due settimane. «Comprendiamo i timori degli esperti e abbiamo lanciato, senza indugio, una ricerca nella variante B.1.1.529», si legge in un comunicato. La ricerca, hanno spiegato ancora le aziende, punta a capire se le evidenti mutazioni del virus renderanno necessaria una nuova versione del vaccino. In quel caso, per la produzione di «un vaccino su misura» si prevede un tempo di 100 giorni, «previa approvazione normativa».

Anche Moderna ha reso noto di puntare a sviluppare «rapidamente» un antidoto per far fronte alla nuova variante Omicron. «Le mutazioni nella variante Omicron sono preoccupanti e da diversi giorni ci stiamo muovendo il più velocemente possibile per attuare la nostra strategia per affrontare questa variante», ha spiegato in una nota il Ceo di Moderna, Stéphane Bancel. «Abbiamo tre linee di difesa che stiamo portando avanti in parallelo: abbiamo già valutato un booster a dose più alta di mRNA-1273 (100 µg); in secondo luogo, stiamo già studiando due candidati booster multivalentinella clinica che sono stati progettati per anticipare mutazioni come quelle che sono emerse nella variante Omicron e i dati sono attesi nelle prossime settimane; terzo, stiamo rapidamente avanzando un candidato booster specifico per Omicron (mRNA-1273.529)».

Allo stato attuale non si hanno in realtà certezze sulla possibilità della variante sudafricana dibucare i vaccini attualmente somministrati. Oms ed Ecdc condividono però le preoccupazioni sull’eventualità che questo avvenga, ritenendola tutt’altro che remota. «Sulla base delle evidenze disponibili, è probabile che la nuova variante rilevata in Sudafrica, B.1.1.529, sia associata a un livello molto alto di trasmissibilità e fuga immunitaria significativa», si legge nell’aggiornamento settimanale dell’Ecdc, mentre l’Oms ha chiarito che «prove preliminari suggeriscono un aumento del rischio di reinfezione». La variante Omicron, ha aggiunto l’organizzazione mondiale della sanità presenta un gran numero di mutazioni, «alcune delle quali preoccupanti».

Pubblicato da edizioni24

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