La sinistra terrorista con gli scheletri nell’armadio fa la morale. Adriano Sofri, mandante del delitto Calabresi, teme i “prefascisti”

Questa mattina “Il Foglio” ci regala una perla che non può passare inosservata. Nella sua rubrica quotidiana, la Piccola Posta, Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato a ventidue anni di carcere – dopo un lungo iter giudiziario – quale mandante, assieme a Giorgio Pietrostefani, dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto nel 1972, prova a fare il simpatico moralista con una freddura che suscita brividi più che ilarità: “Anch’io non penso che siano post-fascisti, ma pre-fascisti”.

Ogni riferimento a Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e a tutto il centrodestra che si prepara a governare, non è puramente casuale. Adriano Sofri, proprio lui, invece di tacere non per auto-censurarsi, ma per auto-tafazzarsi, parla di pre-fascisti il giorno dopo quel doveroso richiamo di La Russa, nel giorno della sua elezione alla presidenza del Senato, al commissario Calabresi ucciso su sua indicazione, come sostengono le sentenze, non certo i suoi amici della sinistra.

Come quel Gad Lerner che solo qualche giorno fa gli aveva fatto gli auguri sostenendo che Sofri sia stato sempre “dalla parte giusta“. Lui, come tanti altri, perfino ex terroristi con condanne definitive alle spalle, si concedono oggi il lusso si dichiararsi preoccupati dai “pre-fascisti” al governo, loro, i post-terroristi pre-assassini, oggi opinionisti liberi di trattare qualsiasi argomento ma che per decenza farebbero bene a non consumare “vendette mediatiche” contro chi, il giorno prima, si era permesso di ricordare in una sede istituzionale, i loro crimini post-comunisti.

Pubblicato da edizioni24

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