La sberla a mano aperta di Bocelli a Fedez: “Io porto la cultura italiana, non scopiazzo gli altri”

«Tanti anni fa mi sono presentato qui senza alcuna maschera, per quello che sono. Non ho mai cercato di scopiazzare quello che gli americani sanno fare meglio di noi. Ho portato, invece, la cultura italiana, la mia cultura, le mie passioni». Così Andrea Bocelliha commentato il successo della sua esibizione americana alla Capital One Arena di Washington, dove il pubblico gli ha tributato sei standing ovation. Una rivendicazione che, secondo Libero, potrebbe essere una risposta indiretta a Fedez, il quale in una sua canzone dell’ultimo album, Disumano ha citato il tenore dicendo che «è come portare lo spumante se ti invitano a cena/L’unica differenza tra lo spumante ed Andrea/ È che Andrea, va ad un’assemblea, che è una messa in scena/Dove si grida: “Bill Gates è un’aliena, che ci spara il 5G in vena”».

In realtà, Bocelli, che ha raccontato la sua esperienza al Corriere della Sera, soffermandosi in particolare sulla lunga visita alla Casa Bianca, non ha fatto alcun riferimento diretto a Fedez, sebbene un accenno a una pregressa polemica si possa rintracciare nel passaggio dell’intervista in cui ha spiegato che «mi fa ridere che qualcuno pensi che io sia un negazionista del virus». Nei mesi seguenti il lockdown, infatti, ci fu qualche scintilla social quando Bocelli partecipò a un convegno al Senato, spiegando di non aver mai conosciuto nessuno che fosse stato in terapia intensiva, e Fedez pubblicò un post su Twitter nel quale diceva che «fare silenzio ogni tanto non fa male».

Raccontando della visita alla Casa Bianca, ospite di Joe e Jill Biden, il tenore ha poi spiegato di essere «rimasto davvero stupito. Non tanto per il fatto di essere con il Presidente degli Stati Uniti. Ne ho incontrati tanti, grazie al lavoro che faccio. Sono rimasto colpito che Biden ci abbia dedicato così tanto tempo». «Siamo arrivati alle 10 e siamo andati via alle 16», un arco di tempo durante il quale il presidente ha svolto il ruolo di Cicerone, prestandosi volentieri alle spiegazioni alle figlia di nove anni del cantante.

«Ho avuto modo di parlare con il presidente di tante cose, anche in modo riservato. Ma non dirò nulla su questo. Il presidente mi ha detto di essere un mio fan da tanto tempo. Quindi non c’era bisogno di chiedere nulla. Sono sicuro che farà il possibile per agevolare il lavoro della nostra Fondazione e delle altre organizzazioni che hanno obiettivi da lui condivisi», ha proseguito Bocelli, illustrando poi le molte attività benefiche svolte dalla Fondazione che porta il suo nome, tra le quali, ultimamente, anche quelle legate al Covid. Ed è stato in questo contesto che ha fatto quel passaggio sulle accuse di negazionismo.

«Durante la crisi Covid – ha raccontato Bocelli – la Fondazione ha subito distribuito mascherine, respiratori e altro dove c’era bisogno. Mi fa ridere che qualcuno pensi che io sia un negazionista del virus. Dopodiché, mi colpisce il fatto che gli americani siano tornati ad affollare i teatri, le sale da concerto. Non so se sia coraggio o disincanto. Da noi non accade. Mi pongo delle domande, ma per ora non ho risposte». Infine, un passaggio sul successo dei Maneskin, anche negli Usa: «Mi fido del pubblico nel senso che il successo di qualunque artista dipende solo ed esclusivamente dal consenso del pubblico. Non conosco benissimo i Måneskin. Sono sempre in giro per il mondo e ho poco tempo per approfondire i nuovi fenomeni musicali. Però credo sia un gruppo da seguire con interesse»

Pubblicato da edizioni24

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