La Russia pronta al colpo di grazia in Ucraina: “centomila soldati da nord”

Mentre prosegue l’invasione della Russia in Ucraina, con le bombe che da questa notte hanno iniziato a cadere sulla capitale Kiev e con un virus informatico – denominato Kill Disk – che sta mettendo in ginocchio i sistemi informatici del Paese, e mentre ancora la Nato sembra brancolare nel buio offrendo un supporto puramente teorico, ci si chiede quali potrebbero essere i prossimi sviluppi operativi.

Ci si muove ovviamente nel campo delle ipotesi e solo il tempo (probabilmente in modo piuttosto rapido) saprà darci una risposta. Intanto ci si chiede cosa farà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tra le varie ipotesi che si possono fare, c’è quella di un suo trasferimento nell’ambasciata americana, trasferita qualche settimana fa da Kiev a Leopoli.

Se così fosse, la situazione non sarebbe certo facile. L’aeroporto Chisinau è difatti chiuso; quello di Kiev, Boryspill, è stato pesantemente bombardato. Un ipotetico trasferimento a Leopoli avverrebbe dunque via terra, ma anche in questo caso si tratta di una soluzione rischiosa. Le strade sono infatti intasate. Colonne d’auto civili, sin da ieri ma anche in questo momento, stanno cercando di raggiungere a Sud la Moldova attraverso il corridoio di Causeni. Passare attraverso la Transnistria è infatti impossibile, in quanto controllata dalla V Armata russa.

Voci non ufficialmente confermate, parlano poi della presenza sul campo dei mercenari russi dell’organizzazione Wagner, i famigerati contractor che sarebbe davvero ingenuo non immaginare già presenti – e in forze – sul campo di battaglia. Insomma, qualunque sia il piano del presidente ucraino, le prospettive non sono delle migliori.

Sempre restando nel campo delle ipotesi, è naturale chiedersi quale sarà la prossima mossa russa. Anche qui nessuna certezza, ma – stando anche alla strategica presa della centrale di Chernobyl – appare probabile, ci azzardiamo a dire quasi sicuro, un intervento da Nord, ovvero dalla Bielorussia.

Sembra infatti che, oltre alle forze già sconfinate, circa 100mila uomini siano pronti a calare sull’Ucraina. E se non l’hanno fatto nella notte appena trascorsa, è facile che possano scegliere di farlo con il favore delle prossime tenebre. Stando a informazioni sul campo, si tratterebbe di una coalizione composta da circa 70mila soldati bielorussi e 30mila russi, una coalizione che si andrebbe a sommare alle truppe già presenti in terra ucraina.

La domanda è: cosa aspettano a farlo? Probabilmente attendono la conquista di Kiev. Solo allora queste truppe fresche calerebbero giù, probabilmente dirette nella zona che promette di essere la più “calda” di tutto il fronte, ovvero quella al confine con RomaniaPolonia e Moldova. Storicamente la parte di Ucraina più fermamente nazionalista, non sarà facile per i russi avere la meglio in poco tempo. Ecco forse spiegata, allora, questa attesa a Nord.

Ad ogni modo, se questo dovesse avvenire, se effettivamente anche la Bielorussia prendesse parte attiva a questa invasione su larga scala, le conseguenze – a livello tanto militare, quanto diplomatico – sarebbero veramente imprevedibili.

Non solo si rischia un effetto “liberi tutti” a livello globale (si vocifera già di futuri scenari poco tranquillizzanti tra Cina e Taiwan), ma a quel punto un concreto intervento militare della Nato potrebbe rivelarsi inevitabile nonostante gli attuali tentennamenti, tanto più che si guarda con apprensione al ruolo della Polonia, che potrebbe determinare una vertiginosa accelerazione della situazione.

Più di un osservatore teme infatti qualche iniziativa da parte del Paese al confine con la Bielorussia, dove tra l’altro sembrerebbero essere presenti sul posto truppe inglesi. Insomma, lo scenario alle porte di casa nostra si fa di ora in ora più fosco. Inutile dire che si confida nel buon senso dei capi di governo affinché alle bombe si preferisca il dialogo. Per ora, di questo buon senso non sembra esservi traccia.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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