La reazione di Lollobrigida sulla leadership: “Maschilismo contro Giorgia. La regola è: chi prende più voti fa il premier”

C’è un «maschilismo strisciante» dietro alle resistenze del centrodestra all’idea che Giorgia Meloni, «una donna capace e con forte consenso», possa fare il premier. Un problema che non riguarda solo la coalizione, ma il Paese, dove «da destra a sinistra, a eccezione di FdI, le donne sono puntualmente relegate a ruoli ancillari». È il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida, a sottolineare che «è oggettivo che qualcosa in Italia non torna più» e a ricordare che «il Pd non è stato in grado di esprimere un ministro donna, nessun partito è guidato da una donna». «L’unica eccezione virtuosa è FdI in Italia ed Ecr in Europa».

Intervistato da La Stampa, Lollobrigida ha ricordato che il dibattito in atto sul candidato premier del centrodestra non avrebbe motivo di esistere, se ci si attenesse alle «regole certe» valse fin qui e che permettono «agli elettori di pesare»: chi prende più voti esprime il premier. «Abbiamo sempre chiesto – ha ricordato il capogruppo alla Camera di FdI – trasparenza su programmi, alleanze e criteri di individuazione della leadership. Gli elettori devono essere messi in condizioni di valutare le opzioni in campo e determinarle col voto. Abbiamo difeso queste regole anche quando non ci conveniva, nel 2018 era chiaro a tutti che la corsa era tra Berlusconi e Salvini, FdI aveva una percentuale troppo distante dagli altri. Il metodo non si cambia a seconda di chi ne è avvantaggiato».

Dunque, «per noi – ha proseguito Lollobrigida – questa è stata sempre la regola, si è usata per tanti anni, per Berlusconi, per Salvini. Perché oggi che c’è l’ipotesi di Giorgia Meloni si dice no? Se ce n’è una alternativa la propongano. Ma per noi è inderogabile far sapere agli elettori con quale proposta di governo ci presentiamo. È legittima qualsiasi proposta, ma altrettanto è legittimo chiedere che venga annunciata senza prendere in giro gli elettori. Agli alleati Giorgia Meloni, con estrema chiarezza, ha espresso il suo pensiero in tutte le riunioni: primo, serve la certezza che staremo insieme anche in caso di sconfitta. Secondo, non si usano i voti di FdI per nuovi inciuci».

Dunque, un nuovo governo Draghi per FdI «non è un’opzionein campo» e «chi ne parla ha in mente un progetto alternativo a quello che gli elettori di centrodestra si aspettano». «È legittimo che lo percorra, ma non con i nostri voti», ha detto Lollobrigida, chiarendo però che «noi faremo un’altra cosa, in linea con le aspettative dei nostri elettori e di tutto il centrodestra, che ci vogliono alternativi alla sinistra».

Tornando poi al tema delcandidato premier, per il capogruppo di FdI «è oggettivo che qualcosa in Italia non torna più» e Guido Crosetto, che ha parlato di un «certo centrodestra»che gli «fa un po’ schifo», «ha fatto bene a denunciare con forza» il radicato maschilismo che si nasconde dietro le resistenze al nome di Meloni, dalle quali emerge che «una donna, seppure capace e con forte consenso, non possa guidare una nazione, a differenza di quanto accade in tutte le nazioni civili».

E d’altra parte, non regge neanche l’analisi di Berlusconi secondo la quale si vincerebbe al centro. «Non è confortata dai fatti: anche alle ultime amministrative i sindaci di FdI quando il centrodestra si è presentato unito hanno vinto in città difficili come L’Aquila e Rietie. Invece, lo voglio ricordare, abbiamo perso a Monza, una delle città che era considerata già vinta. E c’era un candidato di centro. Se uno deve fare un percorso insieme – ha concluso Lollobrigida – una delle precondizioni deve essere la pari dignità, il riconoscimento reciproco, la stima reciproca».

Pubblicato da edizioni24

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