La pluripregiudicata Ilaria Salis torna a casa? Casa che non ha mai pagato? Nessun compagno ad attenderla

By Daniele Dell’Orco e Andrea Fatibene

Dal momento che, per via dei suoi “ideali”, ad affitti e mutui ha sempre preferito l’abusivismo, le alternative per risalire al domicilio che Ilaria Salis avrebbe dovuto raggiungere al rientro dall’Ungheria non erano molte: la boghesissima casa di famiglia nel verde del parco di Monza. Stop. E lì infatti è arrivata ieri sera fresca di scarcerazione dopo 16 mesi di prigione, in seguito alle 176mila preferenze ottenute nelle liste di Alleanza Verdi-Sinistra che le sono valse l’elezione al Parlamento europeo. Ad accompagnarla, il papà-advisor Roberto, che venerdì, appena ricevuta notizia della liberazione, è partito in auto per l’Ungheria e l’ha riportata indietro con sé. Sorridente come una che ha appena vinto alla lotteria, è stata accolta da decine di giornalisti, tra cui Libero, quattro pattuglie dei Carabinieri e pochissimi compagni, per non dire nessuno. Viste le decine di migliaia di preferenze raccolte tra Monza e Milano, è lecito ipotizzare che il “basso profilo” sia stato strategicamente concordato con i vertici di Avs. Assenti, non a caso, anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che senza Salis l’emiciclo di Strasburgo l’avrebbero visto col telescopio.

Dopo l’arrivo, papà Salis si affaccia dal cancello di casa giusto il tempo di due battute: «Ilaria è stanca, non parlerà. Ha avuto un periodo di carcerazione intenso. Adesso ha bisogno di riposare e farsi una doccia. C’è tanta emozione. Abbiamo fatto una foto davanti al cartello ’Monza’. Ora darò le dimissioni da portavoce di Ilaria». Anche perché dovrà fare l’organizzatore di eventi, visto che domani l’onorevole-antagonista compirà 40 anni: «Di feste ne faremo due ammette -, perché un compleanno l’abbiamo saltato l’anno scorso». Saranno gli ultimi momenti di serenità prima dell’inizio di un serrato braccio di ferro tra le autorità comunitarie e quelle ungheresi, pronte a chiedere la revoca dell’immunità. Roberto Salis ne è ben conscio: «È finito un incubo. Adesso dobbiamo fare in modo che venga cancellata questa accusa per cui Ilaria ritiene di essere innocente. Le autorità ungheresi si muoveranno ma anche noi abbiamo una strategia», conclude.

Ed è finita anche l’inopportuna valangha di critiche, complottismi e dietrologie mosse contro le autorità italiane e ungheresi, visto che l’istanza di scarcerazione del legale di Salis, Gyorgy Magyar, presentata subito dopo la sua elezione, è stata accolta immediatamente dal giudice Jozsef Sós, che ha preso atto dell’immunità funzionale che le spetta, al momento, di diritto, e ha disposto la sospensione del processo. Facendo a Salis in realtà addirittura una sorta di cortesia istituzionale, di concerto con la nostra Farnesina.

In teoria, infatti, per la liberazione e il ritorno in Italia bisognava aspettare la proclamazione ufficiale degli eletti. Che però tarda ad arrivare per via del caos elettorale nei seggi di Roma. Ma una comunicazione informale del Ministero degli Esteri e la volontà delle autorità ungheresi di chiudere in frettala vicenda hanno accelerato la pratica. In attesa del secondo round. Il sottosegretario del premier ungherese Victor Orbán ha già auspicato la richiesta di autorizzazione a procedere al Parlamento europeo da parte della magistratura del suo Paese.


La 39enne è accusata in Ungheria di lesioni pluriaggravate perla sua presunta partecipazione il 10 febbraio 2023 in almeno due dei raid che una banda di antagonisti basata in Germania, la Hammerbande, ha compiuto a Budapest ai danni di presunti militanti neonazisti. Salis rischia 24 anni di carcere. Il processo, per ora sospeso, riprenderà comunque quando il mandato da europarlamentare scadrà (in Ungheria per reati simili si “congela” tutto così da evitare la prescrizione). Ma Budapest non vuole aspettare. I nodi legali da sciogliere sono due: 1) Le norme europee sono interpretabili, poiché nel diritto all’immunità anche per gli atti commessi prima di un’elezione potrebbero non rientrare i procedimenti penali già in corso; 2) Il Protocollo 7 del Trattato di Funzionamento dell’Ue prevede la revoca dell’immunità per i reati gravi commessi in flagranza. Il caso Salis potrebbe rientrare in questa eventualità se i magistrati ungheresi riuscissero a provare (con i video delle telecamere a circuito chiuso) la partecipazione diretta ad almeno uno dei raid. In tutti i casi, comunque, per autorizzare la revoca servirà la maggioranza dei voti da parte del Parlamento Ue.

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