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La parentopoli di De Luca diventa un modello politico, da non seguire. Ecco a voi i “figli di”

Dopo il “dossier donne“, il Pd apra subito quello dei «figli di». La provocazione reca la firma di Marco De Marco, già direttore del Corriere della Sera e ora firma brillante della redazione romana del giornale di Via Solferino. Il suo «figli di» non si limita ad alludere, ma fa un nome ed un cognome: quello di Pietro De Luca, indicato quale vice di Deborah Serracchiani, neo-capogruppo Pd a Montecitorio. Pietro è il primogenito di Vincenzo ‘O Sceriffoil pittoresco presidente della Campania che – annota giustamente De Marco – «governa credendo di essere il Re Sole». Di certo deve avere un’enorme idea di se, dal momento che ha deciso di fondare una vera e propria dinasty politica. Prima di Pietro, infatti, c’è stato Roberto, già assessore a Salerno. Non uno, ma due, come i famosi fustini della réclame del famoso detersivo.

De Marco si tiene alla larga dai pistolotti moralistici. Il problema, precisa, è politico-funzionale. La funzionalità riguarda l’ascensore sociale italiano, sempre più zavorrato dal nepotismo. Cosicché, scrive, «ci vogliono cinque generazioni affinché, in un metaforico palazzo di venti piani (…) possa portare al decimo chi parte dal sottoscala». Più che giusto. Ma, come sempre, è la parte politica a stuzzicare maggiormente l’attenzione. E così veniamo a sapere (ma a Napoli è già il segreto di Pulcinella) che la designazione di De Luca Jr. ha molto a che fare con le grandi manovre nella sinistra sotto il Vesuvio per spianare la strada alla candidatura a sindaco del grillino Roberto Fico. Una mission impossible senza il posto al sole per il giovane De Luca, così sistemato solo in quanto socio del club dei «figli di».

Ironia della sorte, la prima ad occuparsi di lui fu Irene Tinagli, oggi vicesegretaria-vicaria del Pd, in pratica il numero due dopo Enrico Letta. Soprattutto, è l’autrice de La grande ignoranza. L’ascesa dell’incompetenza e il declino dell’Italia, un libro sul deficit di meritocrazia che affligge l’Italia. De Marco lo ricorda talmente bene da citarne la pagina 54. È quella che parla del giovane De Luca,new entry in parlamento per menti dinastici. Una presenza che per la Tinagli può condurre al rischio «di una delegittimazione e di un possibile rifiuto tout court della classe politica, vista come chiusa ed autoreferenziale». Parole sante. Resta solo da vedere se se ne ricorderà al momento delle candidature. Già, ora è lei che decide: anche sui «figli di».

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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