La merda a galla: “Relazioni false, abusi inesistenti e pressioni psicologiche ai danni dei minori”. A Bibbiano inchiodati i “demoni”

Sono attese per oggi le prime due sentenze del processo legato all’inchiesta Angeli e Demoni, che vede al centro la presunta rete di falsi abusi su bambini allontanati dalle proprie famiglie e dati in affido ad amici e conoscenti di alcuni operatori che gravitavano intorno ai servizi sociali della Val D’Enza e del comune di Bibbiano. Oggi il giudice Dario De Luca dovrebbe esprimersi sia sulle posizioni di Claudio Foti, gestore della Onlus Hansel e Gretel finita al centro dello scandalo, e Beatrice Benati, assistente sociale, sia su altre 22 richieste di rinvio a giudizio presentate dal pubblico ministero.

Secondo quanto scritto nell’ordinanza del tribunale, i responsabili dei servizi sociali avrebbero falsificato alcuni documenti e relazioni, per poter allontanare i bambini dalle proprie famiglie e affidarli ad amici e conoscenti. Un sistema, secondo le accuse, costruito sia per fini economici che per un “fattore ideologico”, che avrebbe coinvolto assistenti sociali, psicoterapeuti, avvocati e politici in una serie di accordi e favoritismi. È emersa così una rete di presunte manipolazioni e falsificazioni, che avrebbe generato un giro d’affari da migliaia di euro, a scapito dei bimbi allontanati dalle proprie famiglie.

Tutto iniziò nell’estate del 2018, quando il pm Valentina Savi decise di far partire le indagini, insospettita dai numeri anomali di sospetti abusi sessuali registrati dai servizi sociali. In generale le segnalazioni erano statisticamente simili a quelle delle altre province italiane. Ma in Val d’Enza, i bambini e le bambine allontanati dalle proprie famiglie a causa di abusi sessuali maltrattamenti erano nettamente più elevati. Inoltre per questi bambini era stata privilegiata l’idea dell’affido a un’altra famiglia, invece che la collocazione in una struttura. Infatti, stando a quanto riporta la Provincia Pavese, nel 2015, su 18 minori nessuno sarebbe stato dato in affido. Il dato sarebbe aumentato drasticamente l’anno dopo, con 33 minori accolti in struttura e 104 affidati ad altre famiglie, e ancora nel 2017, con 50 minori in struttura e 110 in affido.

Numeri che sarebbero quasi raddoppiati nel primo semestre del 2018. Un andamento anomalo, che fece insospettire il pm Savi, la quale iniziò a indagare sulla situazione, portando alla luce “una serie interminabile di falsi, prodi processuali e depistaggi”, come riferì lei stessa, secondo quanto scritto dalla Provincia Pavese. Scoppiò così il “caso Bibbiano”, che coinvolse i servizi sociali della Val D’Enza, il comune di Bibbiano e il centro Hansel e Gretel, accusati di aver falsificato le relazioni per il tribunale dei minori e aver influenzato le menti dei bambini, con lo scopo di allontanarli dalle proprie famiglie, per darli in affido ad amici e conoscenti.

Domande pressanti, giochi di ruolo, disegni modificati e persino l’uso della “macchinetta dei ricordi”. Così gli psicologi a cui erano stati affidati i bambini avrebbero, stando alle accuse, manipolato la mente dei piccoli per spingerli ad addebitare genitori e parenti abusi sessuali e violenze. IlGiornale.it aveva esaminato le 277 pagine dell’inchiesta, in cui erano state riportate le intercettazioni fatte dai carabinieri di Reggio Emilia, che mostravano le presunte pressioni sui minori, indotti a confessare episodi mai avvenuti. Il tutto iniziava con una segnalazione ai servizi sociali, che prendevano in carico il caso e facevano inziare al bambino o alla bambina un percorso di terapia con gli psicologi. Proprio durante queste sedute i minori sarebbero stati portati a confessare violenze inesistenti, a seguito delle quali venivano allontanati dalle proprie famiglie e dati in affido.

Secondo l’accusa, il modus operandisarebbe stato sempre lo stesso: continue domande poste in modo da suggerire ai piccoli la risposta, giochi di ruolo in cui i genitori erano rappresentati come i cattivi delle fiabe intenti a far del male ai propri figli e l’uso di un macchinario che trasmette piccole vibrazioni. In questo modo i piccoli sarebbero stati convinti a confessare prima agli psicologi e poi al giudice abusi e violenze inesistenti. Per rendere più credibili le relazioni e convincere il giudice del tribunale ad allontanare il minore e affidarlo a un’altra famiglia, assistenti sociali e psicologi avrebbero anche alterato i disegnidei bambini, aggiungendovi connotazioni sessuali. Quando scoppiò il caso divenne un simbolo il disegno fatto da una bambina, al quale sarebbero state aggiunte due braccia allungate, che toccano in modo sospetto l’altra figura rappresentata.

Una volta dati in affido ad altre famiglie, alcune di queste formate da amici e conoscenti dei responsabili dei servizi sociali, ai bambini venivano prescritte sedute di psicoterapia pagate dal Comune, spesso svolte nel centro Hansel e Gretel, gestito da Claudio Foti. Il centro, scrisse la procura: “nella piena consapevolezza della totale illiceità del sistema creato a loro vantaggio, in palese violazione della normativa in tema di affidamenti di servizi pubblici e nella piena consapevolezza che la loro attività professionale venisse retribuita da ente pubblico, esercitavano sistematicamente attività di psicoterapia con minori loro inviati dal servizio sociale Val d’ Enza”. Le singole sedute, del costo di circa 130 euro ognuna (contro i 60-70 euro della media), venivano pagate dagli affidatari: “Gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private e di pagare le relative fatture a proprio nome”, si legge nelle carte dell’accusa.

Ma quei soldi sarebbero stati successivamente restituiti alle famiglie affidatarie, con una finta causale di pagamento. Così, secondo l’accusa, da una parte la Onlus si occupava del servizio di psicoterapia voluto dall’Ente, mentre alcuni dipendenti dell’Ente ottenevano incarichi per corsi di formazione tenuti dalla Onlus. Un meccanismo che avrebbe fruttato migliaia di euro ai partecipanti, causando un danno altrettanto grave alla Asl di Reggio Emilia. Inoltre sembra che la Onlus di Foti beneficiasse di spazi pubblici senza aver affrontato una regolare gara di appalto.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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