La macchina del fango spara ma fa cilecca: la Meloni non è un fuoco di paglia ma una fiamma consolidata negli anni

Il 25 settembre del 2022 è una data destinata ad entrare nella storia della nostra Nazione. Non sarà una domenica come tante altre, perché in quella circostanza il popolo italiano avrà la concreta possibilità di far rientrare la Politica dal suo esilio. Così come nel 2008 gli Italiani scelsero convintamente di affidare il governo del Sistema Italia ad una maggioranza di centrodestra, tra poco più di un mese, ci ritroveremo al cospetto di uno spartiacque che spazzerà, ce lo auguriamo in tanti, pesantemente istrionismo e demagogia.

Comincerà, con altissima probabilità, la stagione del rinnovamento e della ripartenza. Vorremmo tanto che fosse un periodo in grado di ridare alla Politica il suo primato. Se volessimo sintetizzare il tutto, potremmo senza esagerare scrivere che siamo prossimi ad una rivincita della Storia. Gli sconfitti della stessa, in questi giorni, si stanno attrezzando per rimettere in moto un vecchio arnese che in passato tanti danni e delitti ha prodotto nella nostra democrazia. Comunemente viene definito “macchina del fango”. È uno strumento ignobile che spruzza scorie destinate a sporcare e graffiare il volto pulito, fresco e gradevole di una giovane donna, che ha saputo, con fatica e passione, costruire un progetto politico vincente e convincente in pochissimi ann

Un fenomeno che un giorno andrà attentamente studiato da parte di coloro che sul piano scientifico ne hanno le competenze. Un fenomeno, aggiun go io, che non è destinato a spegnersi velocemente, così com’è avvenuto per il renzismo ed il grillismo. Il successo di Giorgia Meloni non è figlio di una momentanea fiammata. Non è una reazione istintiva e viscerale contro il tecnicismo draghiano. È un processo molto più profondo, che è entrato nelle coscienze e nel cuore di una vastissima fetta di italiani. Perché è stato costruito, passo dopo passo, da chi non è nata nei Palazzi della politica, seppur ben li conosce e li vive da tempo.

Giorgia Meloni ha avuto l’intelligenza di restare sempre in contatto con le piazze d’Italia. Costantemente. Perché sa che la Politica è anche fisicità. Nelle prossime ore proveranno a fermare lei ed il suo movimento con ogni mezzo. Così come a suo tempo le lobby del potere nazionale, europeo ed internazionale fecero con Silvio Berlusconi. In queste ore in tanti provano a sporcare il suo volto gettandole contro manciate di fango. Ma quando in politica, come nella vita, i volti non hanno incrostazioni, il fango è destinato a scivolare ed a sparire. E l’immagine resta pulita. Per la Meloni così è e così sarà.

L’attacco è già cominciato. Se ne occuperà sempre di più il trittico cartaceo: L’Espresso, la Repubblica e il Fatto Quotidiano. Ma dietro l’angolo è sempre in agguato un altro pericoloso mondo: il partito delle toghe militanti. I due libri di Sallusti e Palamara hanno fornito elementi e prove per svelare agli italiani come dai primi anni ‘90 l’ordine giudiziario abbia pesantemente condizionato la vita politica, e non solo, nel nostro paese. Adesso non possiamo escludere che in qualche Procura qualcuno abbia preparato un botto pesante per tentare di rallentare la corsa di un centrodestra che tutti i sondaggisti ipotizzano vincente. È già successo. È un vecchio film. Ma questa volta lo stanno rimaneggiando con sistemi più sofisticati. Potrebbe scoppiare in campo aperto, nel bel mezzo di questa insopportabile calura agostana, o nella prima settimana settembrina. Potrebbe fare molto rumore.

Mi auguro di sbagliare. Di aver fatto una previsione errata. L’Italia ha bisogno di un civile confronto. Di un dibattito sano su contenuti seri. Temo che non sarà così. Quasi sicuramente assisteremo ad una campagna feroce e violenta. Ad uno scontro all’arma bianca. Con agguati, imboscate, colpi bassi e pugnalate. Vivremo la campagna elettorale più brutta della storia della nostra Repubblica. Ma sarà comunque la vecchia guardia quella che farà la differenza. I figli e i nipoti di quella nobile e coraggiosa maggioranza silenziosa, che tanti anni fa scese in piazza per mostrare a tutti che l’Italia del lavoro non aveva paura, sono pronti a recarsi alle urne.  Non sono truppe cammellate. Ma libere energie ed intelligenze che nel momento della riscossa non diserteranno.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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