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[BOOM] Kosovo, faccia a faccia con il Capo delle Milizie kossovare.. poi processato per crimini di guerra all’Aja…, Capitan Nessuno a ith24: “Persi un tenente dei marine, ma fu l’unica scelta possibile…”

By Capitan Nessuno

C’è stato un giorno che non dimenticherò facilmente. Eravamo imbottigliati su una posizione poco comoda, alle spalle la cittadina che dovevamo difendere, ad ogni costo, davanti il grosso della fazione ostile, forte di uomini e mezzi e decisi a spostarci da lì.

Con noi erano distaccati dei Marines comandati da un giovane Tenente che, come noi, non voleva mollare. Il fatto era che sapevamo perfettamente che se ci fossimo ritirati nella cittadina ci sarebbe stato un massacro, non erano persone misericordiose, non dimenticavano chi si era schierato con noi, i nemici.

Così stavamo resistendo ad oltranza, fino all’ultimo uomo se necessario. Dal Comando potevano fare poco, non c’erano mezzi da poterci mandare se non dopo ore, un raid aereo era da escludere, troppo vicini alla cittadina e troppo pericoloso per i civili, e così cercavamo di tergiversare, di fare brevi uscite e tiri veloci, sperando che da qualche altra parte ci fosse necessità di parte degli uomini che ci stavano di fronte, che si ritirassero, che ci lasciassero andare via.

Il comandante della parte avversa era una persona di spicco, lo conoscevano tutti di nome, in tutto il mondo, freddo e crudele, deciso a schiacciarci, avevamo osato dare aiuto ai suoi ancestrali nemici, tenergli testa. Ad un certo punto ci mandò a chiamare, io e il Tenente dei Marines lo raggiungemmo in una postazione intermedia, tra i due schieramenti.

Mi disse, gli occhi freddi che mi squadravano: Tu devi essere quel capitano di cui si parla così tanto, vieni con me, discutiamo e ragioniamo.
Tu immagina quello che potrebbe accadervi in questa situazione, guarda il mio esercito e guarda il tuo, quanti siete voi?

Erano decisamente tanti, carri armati, uomini a piedi, divise prese a caso, ma armati e feroci e così gli risposi cercando di dimostrare una sicurezza che non provavo.

Pochi si oppongono a molti, la libertà è un diritto e non può essere ostacolato.
Mi disse, una risata ironica: Il mondo non saprà mai della vostra esistenza o della vostra fine, e chi cercherà i vostri corpi, mai li troverà.

Presi qualche secondo, guardai i miei uomini a qualche centinaio di metri da me, lanciai uno sguardo col Tenente che fece un lievissimo assenso, aveva capito anche lui cosa volevo fare e poi gli sorrisi e con lo sguardo gli diedi una sorta di arrivederci. Se andava bene ci liberavamo di lui e dei suoi uomini in un sol colpo.

Dopo di che, estrassi l’arma, guardai negli occhi quell’uomo e anche lui alzò la sua e si fece fuoco assieme.
Vidi il Tenente, un padre di famiglia, un fratello, che si buttò davanti a me sparando e coprendomi senza che me ne rendessi conto.

Mentre eravamo a terra mi disse: E’ un onore cadere al tuo fianco capitano. Non lasciarli vincere. E mi strinse la mano.

Io strinsi la sua più che potei, mentre intorno si scatenava l’inferno e guardai il cielo e pensai ad una vita in un secondo.

I rinforzi arrivarono due ore dopo, il Tenente venne elitrasportato al sicuro, era ancora vivo anche se ferito e quell’uomo famoso non era morto, ma per un po’ avrebbe avuto altro a cui pensare che uccidere nemici, le ferite che aveva riportate lo avrebbero tenuto fuori dalla guerra per qualche tempo. Era stato un azzardo, il nostro, un lancio di dadi, un tiro fortunato.
E quando mi si domandava come fosse possibile, il perché si facesse questo, dove si trovasse il coraggio, io non potevo fare altro che rispondere che il coraggio viaggiava con noi, assieme alla Morte e alla Vita. E che l’esito dipendeva solo da quale delle tre fosse in servizio in quel momento.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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