Johnson costretto a dimettersi, Draghi sbianca, Macron traballa e Putin gode: la guerra logora i leader “democratici”

Nelle ore in cui Boris Johnson annuncia le sue dimissioni termina la sua esperienza da leader carismatico e politico della Gran Bretagna, Mario Draghiaffanna, in Italia, sotto il peso del penultimatum di Giuseppe Conte, vacillando paurosamente con la sua maggioranza. Il primo, leader occidentale esponente della linea “dura” contro Mosca, il secondo, garante della Nato e del fronte europeo sul fronte delle sanzioni integraliste contro la Russia. Due leader, un destino parallelo tra loro e speculare a quello degli altri leader occidentali.

Sulle vicissitudini di entrambi, purtroppo, qualcuno, a Mosca, se la gode, è Vladimir Putin, la cui leadership è ben salda a differenza di quelle europee, con lo stesso Emanuelle Macronsenza una maggioranza in Francia e la Germania del fragile Scholz alle prese con l’incubo gas.

Boris Johnson, come scrivono oggi molti giornali inglesi, aveva provato a imporre la linea “oltranzista” sul fronte russo per far dimenticare gli scandali suoi e del suo governo, ma invano. L’appello alla coesione, di fronte alle emergenze belliche ed economiche, non ha retto alla prova dei misfatti politici interni. E anche in Italia potrebbe accadere la stessa cosa.

Ecco perché la caduta di Bobo non è una buona notizia, e neanche in Italia, i capricci del M5S, pessima notizia per gli ucraini, oltre che per gli italiani. Ne è convinto anche il quotidiano britannico “The Economist“, secondo cui “nelle ultime settimane l’ex presidente del Consiglio e attuale capo politico dei 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato l’invio di armi a Kiev, mentre una minoranza che include il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha continuato a sostenere la linea del Governo”.

“La crisi – riepiloga l’Economist – si è manifestata in occasione del Consiglio Europeo del 23-24 giugno, quando, alcuni giorni prima, l’esecutivo dell’M5S aveva rimproverato a Di Maio una posizione ‘da falco’, seguita due giorni dopo dall’annuncio dei sostenitori del ministro degli Esteri di volersi staccare dal gruppo parlamentare. La defezione non avrà effetti immediati, secondo le intenzioni dei sostenitori di Di Maio, che continueranno a sostenere il governo. Tuttavia, resta da vedere se Conte vorrà uscire prossimamente dalla coalizione. Le divisioni interne nei 5 Stelle non sono una buona notizia soltanto per il sostegno politico italiano all’Ucraina. Ha infatti ripercussioni sulla linea di Enrico Letta, che considera l’alleanza con i 5 Stelle l’ostacolo principale per l’estrema destra di andare al governo con le prossime elezioni.

Nel suo articolo, l’Economist ha ricordato “l’appoggio a Putin di Giuseppe Conte, quando, fra il 2018 e il 2019, era premier di una coalizione formata da M5S e Lega. Bisognerà vedere – conclude il settimanale di Londra – che cosa deciderà di fare l’ex presidente del Consiglio” nei prossimi giorni ovvero “se vorrà far uscire” dalla maggioranza “gli esponenti di governo” del Movimento.

E Putin? Non sembra in difficoltà,sul fronte della leadership, grazie ai suoi metodi dittatoriali, come del resto Erdogan, in Turchia, da cui dipendono ormai le sorti perfino della Nato. Pessime notizie, quelle in arrivo dalle democrazie occidentali, per il valoroso popolo ucraino…

Pubblicato da edizioni24

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