Ith24 ricorda le TF45 – Operazione Sarissa: “Ei ragazzo siamo qui”. L’omaggio del soldato a Capitan Nessuno, il comandante eroe delle “Forze Speciali”

FARAH, Afghanistan. Base operativa avanzata “El Alamein”, uno dei covi della TF-45, ovvero la crema dei reparti speciali italiani (che rispondono direttamente al comando Nato) operanti in Afghanistan. Pochi erano i mometi di distrazione. E quando potevano si riunivano su di una collina, tra 4 mura cadute, lì, gli uomini fantasma: Capitan Nessuno, Argento, Corvo, Simbad, Aquila, Alfa1, Charlie, Falco, ma tanti altri. I fantasma, tra deserto e armamenti.

Ma la maggior parte delle giornate si passavano ad ascoltare il rombo degli elicotteri, polvere, urla. Erano i migliori. Entravano in azione, silenziosi.

Ore 4.50 del mattino, circa otto ore prima. Gli italiani (circa 30 operatori divisi in tre squadre) sono lasciati a 2,5 km dall’obiettivo: un covo talebano, difeso da mitragliatrici pesanti e da circa 40 uomini. L’obiettivo? Arrestare il numero uno degli elementi più influenti dell’apparato talebano e recuperare informazioni sensibili e cartacee riguardanti rapporti tra talebani e forze estremiste “esterne” operanti in Medio Oriente, addestrate tra Pakistan e Afghanistan. Al contrasto, Capitan Nessuno. Ne coordinava l’avanzata.

Poi i fatti, il ricordo del soldato a tutto oggi in servizio nei Reparti Speciali:

“Non vi è giorno che non la ricordi Capitano, non vi è giorno che non pensi a lei e ai suoi uomini. Ricordando quella mano nell’oscurità e la sua voce che mi sussurrò: “Ehi ragazzo, siamo qui. Dammi la mano che ti tiriamo fuori.”

C’era stata una imboscata, il nostro mezzo era volato per aria e ci era ricaduto addosso e noi eravamo rimasti sotto, semisepolti dalla sabbia, dai massi, dalle lamiere contorte e ormai aspettavamo solo la morte. Poi quella voce, quell’ombra che ci sovrastava. Siamo qui, ti tiramo fuori.
Non vidi un ufficiale, un comandante, un burocrate, un mercenario. Vidi semplicemente un uomo, che quando gli posi la domanda: Come si chiama Capitano? Lei mi rispose: Nessuno.
Ad oggi, dopo svariati anni di servizio, dopo un rientro in patria e un ritorno alla quasi normalità di servizio, non vi è giorno che non adempia ai miei compiti con senso del dovere, con umanità. Quel giorno ero lì, convinto che nessuno sarebbe giunto, ma è arrivato lei assieme ai suoi fratelli. Da quel poco che si ravvisava dal suo volto coperto, ricordo il suo sguardo: Penetrante, che sembrava dire che ciò che aveva fatto, era il suo dovere. E sa, oggi ho un figlio, e quando mi nacque nei suoi occhi vidi il suo stesso sguardo, lo sguardo della vita. Uno sguardo che era a dire: Che vita sia. Le sarò sempre grato mio Capitano”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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