Italiani all’estero, il punto di Arcobelli: “Il Cgie va liberato dalla partitocrazia, non può essere una filiale del Pd”

Promuovere il Sistema Italia all’estero, sostenendo le nostre comunità che vi vivono. Sono le priorità di Vincenzo Arcobelli, presidente del Comitato tricolore per gli italiani nel mondo (Ctim) e rappresentante di Fratelli d’Italia per il Centro e Nord America. Arcobelli alle ultime elezioni del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) per gli Stati Uniti d’America è stato il consigliere più votato.

Intervistato dal direttore della Gazzetta Diplomatica, Marco Finelli, Arcobelli ha sottolineato anche l’importanza dei Comites e del Cgie, dei quali è «essenziale» rilanciare il ruolo attraverso una riforma che li modernizzi e che passi attraverso la condivisione con il mondo dell’associazionismo e di «tutte le componenti interessate al mondo dell’emigrazione». Il male che incombe su questi organismi, per Arcobelli, è «una cinica partitocrazia che ha portato e li porterà alla polverizzazione». «Di fatto – ha avvertito – oggi sono organi prevalentemente di parte, non autonomi ed indipendenti, stampella del solito partito monocolore, formato da Pd e affiliati».

Una realtà che «per i non addetti ai lavori potrebbe risultare di difficile comprensione», ma che è tutta nelle «dinamiche normative del Cgie» che «consentono l’assegnazione di ulteriori venti componenti di nomina governativa, individuati secondo criteri politici e di attività sindacali, patronati, Caf, tutti prevalentemente, per non dire esclusivamente, legati ai partiti di sinistra». Tale è la situazione che, per Arcobelli, «si potrebbe configurare, dunque, una sorta di filiale del Nazareno». Un meccanismo non bilanciato dai Comites, che anzi in alcuni casi contribuiscono ad alimentarlo sebbene abbiano «la competenza esclusiva sulle questioni di ineleggibilità o incompatibilità di un proprio membro, quando legato ad un patronato». «Un atteggiamento questo – ha commentato Arcobelli – che danneggia il significato nobile di un organo pluralista equilibrato, indipendente apartitico ed istituzionale per l’esclusivo interesse delle nostre comunità».

Ricordando poi che dal punto di vista istituzionale i suoi interlocutori sono «tutti i rappresentanti dei partiti, il governo, il Parlamento, i ministeri, e tutta l’amministrazione che pone in essere politiche a favore della collettività italiana all’estero», Arcobelli ha chiarito che «a livello personale e ideologico» i suoi interlocutori sono «principalmente la presidente e i vari dirigenti di Fratelli d’Italia». Quanto al lavoro negli Usa «bisogna interloquire in modo bipartisan, infatti, dialoghiamo con il caucus dei parlamentari italoamericani, sui diritti civili, politici, e per preservare la storia, le tradizioni, la protezione del marchio italiano nel pieno rispetto dell’amicizia». «Tuttavia – ha chiarito – i rapporti più privilegiati li mantengo con i conservatori repubblicani. È grazie a questi contatti che in Texas, su mio sollecito, ogni anno, il 2 giugno siamo riusciti a celebrare l’Italian Heritage Day, giornata Istituita addirittura con decreto governativo, su proposta del Senato unitamente alla Casa dei Rappresentanti dello Stato del Texas».

Pubblicato da edizioni24

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