Inflazione, i costi della pizza salgono alle stelle: e non è un fattore momentaneo

Altro che inflazione transitoria. Sono andato a mangiare la pizza sabato sera nella cittadina in cui vivo in provincia di Modena e un commensale, erudito in fatto di pizzerie, mi ha confermato che ormai i prezzi delle pizze sono cresciuti ovunque del +20% e passa. Io ho pagato 11 euro dicesi 11 euro per una pizza che potevo cuocermela a 3 euro nel forno elettrico di casa mia. Mi dicono che ormai nei centri di una certa dimensione se vuoi una pizza te la paghi con comodo da 8 e 9 euro in su. La storia della pizza mi dice che l’inflazione non si ferma qui. E tutte le volte che vedo un grafico previsionale come quello che vi riproduco qui sotto, relativo all’inflazione USA, mi viene da sorridere: ma come può chi fa una previsione del genere pensare di poter azzeccare il massimo della curva dell’inflazione come un tiratore provetto con la pistola il bersaglio al poligono?

Anni fa lessi sull’Espresso un articolo non smentito sulla formazione della bozza previsionale di bilancio dello Stato: come fa lo Stato a prevedere il Pil e quindi quante tasse, che sono proporzionali al Pil, incasserà ‘ E quindi quanto potrà permettersi di spendere ? L’articolo sostanzialmente diceva che si decideva “a naso” in quanto sì esiste un modello macroeconomico ma poi in realtà nessuno ha fiducia nel modello e quindi si decide ciucciando il ditino e levandolo al cielo per sentire dove tira l’aria. Non so se sia vero oppure no o sei tempi siano cambiati, so che in termini di previsioni avere idee anche controcorrenti non fa male perché anche i dati macroecnomici sono trend following quindi se stai nel solco tracciato non ti sbagli di grosso. Ti sbagli invece se ti metti contro la tendenza, come il grafico che ho mostrato qui sopra, che prevede che in una particolare notte di primavera ecco che il trend inverte.

Siamo in una situazione in cui i flussi di investimento nelle azioni stanno rallentando come dimostra il grafico che segue al pari delle altre diverse crisi che ci sono state durante gli ultimi 20 anni:

Sul Nasdaq abbiamo avuto una pessima chiusura venerdì scorso e mi aspetto che avremo un lunedì molto pensate e lo stesso anche martedì. Siamo a cavallo di un supporto importante a quota 12.000 che dovrebbe tenere e nel caso ci mollasse siamo davanti ad un ribasso che non finisce il giorno dopo.

La chiusura negativa di venerdì impatterà anche sul nostro indice Ftse All Share che è destinato a soffrire anche se non vedo crolli particolari, vedo una discesa tra rimbalzoni potenti fino a 23.000 ma senza drammi e senza patemi. Inflazione in aumento significa tassi in aumento e tutto questo deve venire incorporato nelle quotazioni azionarie.

A livello di azioni oggi parliamo di Terna, una azione che non è tale ma è più che altro una obbligazione. Questa azione da diverso tempo è segnalata da ITI tra le prime posizioni. L’Independent Trend Index è un indicatore di selezione delle azioni italiane disponibile per tutti i lettori gratuitamente ogni sera alle ore 19.30 clicca qui >> Terna ha un prezzo leggermente sopra il fair value (+10% circa secondo il metodo dei flussi di cassa scontati). Il fatturato è cresciuto del 4.6%, l’EBITDA del 2.4%, il dividendo è passato a 29 cent per azione in rialzo dell’8%. Una macchina da soldi. Se notiamo il grafico sta entrando in una fase “speculativa” di crescita a 90 gradi e ci aspettiamo almeno un’altra gamba rialzista. È da prendere non appena rialza la testa.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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