Indossava capi di lusso e un orologio da 35mila euro. I vizi del super latitante Matteo Messina Denaro (Video)

“Era ben vestito, indossava capi decisamente di lusso, possiamo desumere da questo che le sue condizioni economiche erano tutt’altro che difficili”.  Così il Procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido, che ha coordinato le indagini che oggi hanno portato all’arresto del boss Matteo Messina Denaro. Responsabile delle stragi del ’92-’93 e latitante da oltre 30 anni.

“Indossava un orologio prestigioso del valore di circa 30-35mila euro”, ha aggiunto davanti alla stampa il colonnello Lucio Arcidiacono a capo del primo reparto investigativo servizio centrale del Ros.  Messina Denaro era affetto da un “Adenocarcinomia mucinoso del colon” dal 2002. Una forma tumorale aggressiva che attacca il colon. Lo si deduce dalla cartella clinica, a firma del dottor Michele Spicola, patologo dirigente dell’Azienda sanitaria di Trapani, presso l’ospedale di Castelvetrano, sua città natale.

È il 24 novembre del 2020, in piena pandemia, quando il medico scrive il referto istologico per Messina Denaro, alias Andrea Bonafede, il nome con cui il boss era in cura. La data di accettazione è il 17 novembre del 2020. E la data del prelievo il 13 novembre del 2020. Il tumore di cui è affetto Messina Denaro è aggressivo “ulcerato, con pattern di crescita di tipo infiltrativo”. “La neoplasia – si legge – infiltra la parete delle viscere a tutto spessore, interessando anche la sottosierosa e focalmente la sierosa”. Messina Denaro, dunque, era in cura per un tumore alla clinica Maddalena di Palermo, dove questa mattina si stava recando per un day hospital. Per non rischiare l’arresto durante gli spostamenti per le cureil boss avrebbe installato nel suo rifugio le apparecchiature per la dialisi.

Eppure, confermano i carabinieri, al momento dell’arresto il super boss è apparso in buona salute. Al momento, infatti, le sue  condizioni sono compatibili con la detenzione in carcere. “Ora non possiamo rispondere su quale sarà la struttura penitenziaria a cui sarà destinato Matteo Messina Denaro”, ha detto il Procuratore aggiunto Paolo Guido ai cronisti. Messina Denaroè stato catturato grazie al metodo Dalla Chiesa. Cioè la raccolta di tantissimi dati informativi dei tanti reparti dei carabinieri. Sulla strada, attraverso intercettazioni telefoniche, banche dati dello Stato, delle regioni amministrative.

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano (Tp) Ciccio, Matteo Messina Denaro era latitante dall’estate del 1993. Quando in una lettera scritta alla fidanzata dell’epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l’inizio della sua vita da Primula Rossa. “Sentirai parlare di me, mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”. Il capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi. Tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido.

Pubblicato da edizioni24

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