Il senso democratico dei talebani supera ogni logica morale: viaggi vietati alle donne senza un parente uomo

Avevano rilasciato dichiarazioni rassicuranti, spiegando alla comunità internazionale che l’Emirato islamico “non vuole che le donne siano vittime”. Avevano offerto aperture come la loro inclusione nella struttura del governo in base alla sharia e, più in generale, promesso altre concessioni, sempre in conformità con la legge islamica. Ebbene, a distanza di quattro mesi dalla presa al potere dei talebani in Afghanistan, registriamo l’ennesimo passo indietro per i diritti delle donne afghane.

L’ultimo divieto annunciato dai talebani riguarda il divieto per le donne di viaggiare da sole per lunghe distanze. Nel caso in cui una ragazza, madre o chicchesia volesse spostarsi per più ci rica 70 chilometri, si troverebbe costretta a chiedere il supporto maschile. Nella fattispecie, per coprire raggi d’azione del genere, le donne dovranno sempre essere accompagnate da un uomo della famiglia. La raccomandazione è stata pubblicata dal ministero della Promozione della virtù e della prevenzione del vizio, anche se da giorni circolava sui social.

La stessa raccomandazione invita inoltre gli autisti a non accettare donne sui loro veicoli se non indossano il “velo islamico”, senza tuttavia precisare quale tipo di velo. “Le donne non potranno allontanarsi oltre 45 miglia (72 chilometri) se non sono accompagnate da un membro della famiglia”, ha spiegato, scendendo nel dettaglio, un portavoce del ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, che ha pubblicato la nuova direttiva. Alcune settimane fa, lo stesso dicastero aveva chiesto alle televisioni del Paese di non mandare più in onda serie in cui recitano donne e di imporre il “velo islamico” alle giornaliste che vanno in onda.

E pensare che i talebani avrebbero dovuto garantire cambiamento e sviluppo. Al contrario, il gruppo detentore del potere in quel di Kabul sembra aver riportato le lancette del tempo al passato. Tutte le parole spese nei mesi precedenti sono evaporate come neve al sole. Anche perché il divieto di spostamento delle donne non è certo stato l’unico del suo genere. Qualche giorno fa la municipalità della capitale afghana Kabul ha effettuato un nuovo tentativo per rimuovere le foto di donne da negozi, insegne e cartelli della città. Lo ha reso noto Nematullah Barakzai, portavoce dei talebani in controllo del comune di Kabul, che ha confermato l’emissione di un’ordinanza per la rimozione di foto e cartelli rappresentanti donne “contrarie ai principi dell’Islam” dalle aree commerciali della città.

Poco importa se i talebani stanno cercando in tutti i modi di istituzionalizzarsi agli occhi del mondo: il punto centrale è che non sono state mantenute le promesse di libertà per le donne (e non solo quelle). In tutto questo, ad esempio, la missione afgana all’Onu ha riferito che la missione permanente della Repubblica islamica dell’Afghanistan a New York sarà guidata dall’incaricato d’affari Nasser Ahmad Faiq: “La missione permanente presso l’Onu continuerà i suoi sforzi per lavorare a stretto contatto con tutti gli Stati membri e per garantire i diritti fondamentali a tutti gli afgani, comprese donne, bambini e minoranze etniche”.

I portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, ha chiesto all’Onu di dimostrare la propria neutralità consentendo di avere un rappresentante presso il Palazzo di vetro. “L’Onu è un organismo mondiale la cui credibilità si basa sulla sua neutralità. Chiedo che dimostri la sua neutralità dando un posto all’attuale governo dell’Afghanistan, che ha sovranità e mandato su tutto il Paese, alle Nazioni Unite”, ha scritto Shaheen su Twitter. Nel frattempo, i talebani continuano a non mantenere le promesse.

Pubblicato da edizioni24

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