Il progetto di Toti parte con la pernacchia: tutti contro tutti. Crosetto: “Incomprensibile tenere insieme posizioni inconciliabili”

Italia al centro, la convergenza difficile sta tra le parole di Toti e il commento di Crosetto. Alla convention fondativa che si è aperta con l’intervento di Calenda, il governatore chiude la convention. Ma l’ultimissima parola spetta al cofondatore di FdI, invitato illustre e grande assente alla kermesse: «Incomprensibile tenere insieme posizioni inconciliabili». E in effetti il cantiere centrista è disseminato di ostacoli e paletti. Già durante il corso degli interventi la polemica ne piazza qualcun altro. La kermesse inaugurale all’Auditoriumtrasforma il palco capitolino un ring che vede il padre nobile dell’operazione centrista alle corde. All’evento sfilano Mastella, Calenda, Rosato, Gelmini: un parterre ricco, quello riunito da Giovanni Toti. Eppure per la “cosa” centrista la strada non sembra affatto in discesa vista la dialettica della mattinata, tra i no di Calenda al “fritto misto” con dentro tutti (Mastella e Luigi Di Maio, in particolare), e il monito lanciato da Forza Italia. Con Silvio Berlusconi, che prima ancora del fischio d’inizio alla partita, mette in chiaro che il centro esiste già: ed quello azzurro.

Il melting pot in salsa centrista alla fine della kermesse lascia un retrogusto al governatore ligure. dopo il video del Cavaliere, la stoccata via social arriva anche da Antonio Tajani: «Oggi assistiamo all’ennesima sfilata di generali senza truppe. Le esperienze del Ncd o del partito di Monti avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Berlusconi è inimitabile». E il ministro Mariastella Gelmini è ancora più netta: «Sono qui non per inseguire collocazioni politiche o geometrie politiche, ma per raccontare quello che stiamo facendo al governo sul Pnrr, per rispettare le scadenze, sull’autonomia differenziata, per contrastare il caro energia e il caro materie prime, per sostenere famiglie e imprese». Intanto, Di Maio e Sala si tengono a debita distanza, mentre tra Mastella e Calenda si sfiora l’insulto e si rischia la rissa

Dal palco il presidente di Italia VivaEttore Rosato punzecchia Calenda senza citare la convention calendiana di settembre a Milano e irrompe nel dibattito dicendo: «Evitiamo di fare dieci convention sulla nascita del centro…. Cerchiamo di mettere insieme le energie che abbiamo». Ma è con Mastella che la discussione si accende. Il sindaco di Benevento, i cui rapporti con il leader di Azionesono tesi da tempo, smonta il progetto politico del “pariolino”, come lo chiama durante tutto il suo intervento. «La strategia del “pariolino” non mi convince perché non va da nessuna parte… Io non vorrei che finisse con un’alleanza tra lui e il Pd, perché arriva al 23-24 per cento e gli altri vincono», tuona Rosato…

Alla fine della giornata animata, tocca a Toti tirare le somme. Riannodare il filo di un dibattito acceso, dopo che la discussione – aperta da Calenda – ha ingarbugliato la matassa. Il leader di Azione è il primo ospite ad intervenire, ribadendo la solita litania: la sua intenzione è di escludere tutti i possibili partners. Il suo disegno impostato sul principio ad excludendum della corsa in “solitaria”. «Noi andremo indipendenti alle prossime elezioni qualunque sia la legge elettorale». E se Toti vorrà essere della partita, dice Calenda, non può aprire le porte del suo soggetto a chiunque. «Toti, ti voglio bene. Ma la prossima volta che ti sento dire che Di Maio è bravo mi arrabbio parecchio perché non se po’ sentì»…

Quando Toti sale sul palco per prendere la parola, dunque, replica punto per punto, e “restituisce” a ciascuno il suo. «C’è chi dice il centro sono io. Ma il centro è di tutti», esordisce il governatore tra gli applausi dell’Auditorium Antoniano a Roma. E così Toti – che prova a dare un’organicità al dibattito della mattina – comincia proprio dal  numero uno di Azione: «A Calenda dico che noi saremo nettissimi. Grande nettezza di idee ma anche grande capacità di dialogo». Quindi esorta gli ex Pd – Calenda e Matteo Renzi – a superare «il gioco delle coppie perché il dialogo parte dai fatti e dai progetti».

E lo fa partendo da una constatazione: ovvero che il bipolarismo non funziona più. «Se vogliamo mettere l’Italia al centro, cominciamo da qui». Affidando, infine, la conclusione alla replica a Tajani – che alla convention di Italia al Centro ha parlato  di una «ennesima sfilata di generali senza truppe» – e a una citazione di Ghandi. Così, al vicepresidente e coordinatore unico nazionale di Forza Italia. Toti ribatte: «Questo non è il centro dei generali. Non è il centro di nessuno. È il centro delle idee e sta a voi costruirlo. Abbiamo aperto il cantiere, andiamo avanti. E se ci dicono che noi stiamo sul lato sbagliato, noi ricorderemo quello che diceva Gandhi: all’inizio ti ignorano, poi ti combattono, poi vinci»…

L’ultimissima parola, però, la dice oggi Guido Crosetto. Che sulla convention fondativa di Toti commenta: «Se fossi riuscito ad essere presente all’iniziativa, avrei ribadito il mio pensiero, da osservatore privilegiato della politica: non capisco il senso di immaginare una formazione politica di centro nella quale dovrebbero convivere posizioni inconciliabili tra loro, rappresentate dai partecipanti all’iniziativa di oggi, e che si dividono tra chi si sente legittimamente alleabile a sinistra e chi come me ed altri, crede in un centro necessariamente alleato con il centrodestra o presente anche all’interno dei principali partiti del centrodestra».

«Inoltre, avrei ribadito – aggiunge il cofondatore di Fratelli d’Italia – un altro punto fondamentale: una formazione politica di centro che volesse essere autonoma sia dalla destra che dalla sinistra avrebbe senso solo in presenza di una legge elettorale proporzionale. Ipotesi che, stante il panorama politico odierno ed il suo livello di trasformismo, condannerebbe l’Italia ad un inciucio istituzionale permanente e ad uno scenario nel quale la volontà degli elettori sarebbe mortificata. Dare ai partiti la possibilità di accordarsi il giorno dopo le elezioni, anche se in campagna elettorale hanno sostenuto idee e programmi opposti, non ridurrebbe certamente la frattura tra elettorato e classe politica». Un invito veemente, quello di Crosetto, a «chiarezza e onestà».

Pubblicato da edizioni24

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