Il Premier Meloni: “Basta col trucco di demonizzare la destra”

By Fabrizio De Feo

«Non ci sono più barriere tra le forze alternative alla sinistra. Sempre meno persone cadono nel trucco di demonizzare chi non vota a sinistra».

Attende qualche ora per commentare il risultato elettorale francese, Giorgia Meloni Poi lancia un segnale che da Parigi arriva non solo a Bruxelles, ma anche alle cancellerie europee. «Mi pare – sottolinea la premier – che anche in Francia si stia andando in questa direzione. Per la prima volta il partito di Le Pen ha avuto degli alleati già dal primo turno e per la prima volta mi pare che anche i Républicain siano orientati a non partecipare al cosiddetto fronte repubblicano. Lo dico perché noto qualcosa che in forme diverse avviene anche in Italia: il tentativo costante di demonizzare e di mettere all’angolo il popolo che non vota per le sinistre. È un trucco che serve a scappare dal confronto. Siamo di fronte a uno scenario molto polarizzato dove se mi chiede se preferisco la sinistra, anche piuttosto estrema, o la destra ovviamente preferisco la destra» dice la premier, conversando con i giornalisti.

Se Giorgia Meloni festeggia il vantaggio del Rassemblement national di Marine Le Pen, la premier si prepara soprattutto a una trattativa per le nomine europee che ora può affrontare potendo contare su carte e numeri da mettere sul tavolo. Non è un mistero che Ursula von der Leyen, la presidente designata, vorrebbe una maggioranza forte e uno schermo contro i franchi tiratori. In questo senso i voti dei 24 parlamentari di Fratelli d’Italia risultano sicuramente molto appetibili. Matteo Salvini il giorno dopo il voto, guarda al messaggio generale spedito dagli elettori francesi. Quando votano «i cittadini hanno sempre ragione» e le elezioni francesi sono «utili anche a livello europeo» visto che a Bruxelles «stanno costruendo la stessa ipotesi di alleanza». «Le Pen ha preso i voti di oltre un terzo dei francesi, l’allarme estremismo è folle» perché non è «estrema destra ma un movimento alternativo alla sinistra» per cui hanno votato tanti «lavoratori», dice intervenendo a Radio 1. Quanto al patto di desistenza dei suoi avversari, «mi pare curioso che coloro che hanno protestato in piazza contro Macron ora si alleino per paura di perdere il posto. Poi uno si chiede perché la gente non va a votare». Antonio Tajani, invece, parlando con il Corriere della Sera, spera in una soluzione che regali stabilità alla Francia e all’Europa e induca alla ragionevolezza sulle nomine. «L’Italia sarà amica della Francia anche se a vincere sarà il Rassemblement National. Ursula von der Leyen deve aprire il recinto della sua maggioranza ai Conservatori europei. Se il mio omologo apparterrà al partito della Le Pen, mi confronterò con lui. Il nostro interlocutore principale, i Republicains, saranno decisivi. Lo ripeto: serve un’Europa stabile. E serve a tutti».

Come rappresentante di peso del Ppe Tajani promette: «Fino al 18 lavorerò per aprire ai Conservatori dei quali è leader Meloni. Se si vuole avere la certezza che von der Leyen venga votata, per il principio della stabilità, è bene che la maggioranza che la sosterrà sia ampia e certa».

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