Il PD incarica Letta a trattare, ma le correnti buttano calci

Enrico Letta ha avuto dalla Direzione del Pd il pieno mandato a condurre la delicata trattativa sul Quirinale, ma deve guardarsi dalle fazioni interne che per timore del voto anticipato vedono Draghi al Colle come fumo negli occhi.

Di qui l’appello del leader dem sul tavolo aperto al centrodestra per scegliere insieme un nome istituzionale per la successione a Sergio Mattarella, che resta la carta cui molti nel Pd restano affezionati a dispetto delle intenzioni del presidente uscente.

Secondo un retroscena di Repubblica sarebbe proprio l’ostilità di parte del Pd l’elemento frenante della corsa al Colle di Mario Draghi.  Una prospettiva – scrive il quotidiano – “contro la quale sembra essersi saldato un inedito asse fra l’ala sinistra che un tempo si sarebbe detta zingarettiana (ma ora non più, dopo l’addio al Nazareno del governatore laziale, quell’area è praticamente implosa) e i cattodem di Dario Franceschini, da mesi in religioso silenzio e perciò impossibile da sondare. L’alfiere di questo fronte, considerato il più sensibile al pressing anti-draghista del M5S, è senza dubbio Goffredo Bettini: da tempi non sospetti il dirigente ormai diventato il consigliere principe di Giuseppe Conte va sostenendo che il premier non può muoversi da Chigi”.

In tutto questo Matteo Orfini, capofila dei Giovani Turchi, rilancia “il Mattarella-bis, in nome della stabilità necessaria ad affrontare la crisi sanitaria, economica e sociale che ancora infuria nel Paese”. Mentre Lorenzo Guerini, capo di Base riformista, “metterebbe innanzitutto la firma per confermare lo schema esistente. Solo se non fosse possibile, passerebbe all’opzione Draghi al Colle, previo patto di legislatura”.

La situazione è tutt’altro che chiara e lineare. E nel frattempo arriva un’apertura allo schema Letta – cioè al patto di legislatura – da Matteo Renzi:  “O va Draghi al Colle e questo ha una logica e allora il patto di legislatura ha un senso, come ha un senso il governo con tutti i leader di partito dentro. Ma se Draghi resta a Chigi, allora bisogna trovare un leader credibile che prenda anche i voti”.”Se alla quarta votazione il candidato x-y arriva a 497 voti – ha aggiunto Renzi – alla quinta votazione il 28 gennaio, venerdì prossimo, saremo al caos istituzionale. Trovo ragionevoli le parole di Enrico Letta che ha detto una cosa seria, proponendo di metterci tutti intorno a un tavolo e fare un patto di legislatura. Se Letta potesse andrebbe a votare domani ma io non credo si possa andare a votare nel 2022″.

Pubblicato da edizioni24

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