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Il M5S in balia delle onde: no a Mario Draghi

Frastornati, presi a cazzotti politici, naufragati nelle loro incapacità. I Cinquestelle vivono un incubo, sono i grandi sconfitti. Hanno tentato di tutto pur di restare incollati alle poltrone, anche a costo di perdere la faccia. Telefonate, riunioni, convocazioni, i voltagabbana trasformati in eroi, i traditori chiamati costruttori. Poi il tracollo. E ora la “bomba” Draghi. Ufficialmente annunciano il no, ma le divisioni all’interno del M5S sono evidenti, nette, pesanti. Si gioca per la conquista del Movimento. Il primo a mettere le mani avanti è Alessandro Di Battista. Gioca d’anticipo e stronca su Facebook il nome dell’ex numero uno della Bce. «Repetita iuvant…», scrive l’esponente dei Cinquestelle postando un suo articolo del 31 agosto scorso, pubblicato sulla testata online Tpi.it. Un articolo in cui Draghi veniva etichettato come «l’apostolo delle élite».

Di diverso avviso Giorgio Trizzino. «Adesso è il momento di ascoltare il Presidente Mattarella e seguire le sue decisioni», dice all’Adnkronos. «Abbiamo tutti il dovere di mantenere la calma e assumerci le nostre responsabilità. Prima di tutto dobbiamo pensare a salvare il Paese e lasciare da parte gli interessi di parte. La nostra “parte” deve coincidere con quella dei cittadini italiani. Ad ogni costo».

Arriva il no ufficiale. «Il M5S, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi». Lo mette in chiaro su Facebook il capo politico del Movimento, Vito Crimi. «Ringrazio il Presidente Mattarella per aver cercato di consentire la nascita di un governo politico. Purtroppo non è stato possibile. Qualcuno ha deciso di anteporre i propri interessi, la ricerca delle poltrone, a quelli dei cittadini. Il Capo dello Stato ha dovuto dunque prendere atto della situazione e intraprendere la strada più impervia, quella di un governo tecnico. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani».

La scelta di Crimi è dettata dall’emergenza interna. I vertici del M5S, infatti, lo stanno mettendo sotto processo, accusandolo di aver sbagliato tutta la strategia nei giorni di trattativa. Soprattutto è apparsa un suicidio la scelta di difendere col coltello tra i denti ministri come Azzolina e Bonafede. Ministri che sono stati fallimentari. «Se ti siedi a un tavolo, qualcosa devi cedere», le parole della deputata Federica Dieni.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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