Il governatore Giovanni Toti riceve i fedelissimi in casa sua: “Avanti, non mi dimetto”

By Pietro Senaldi

Ormai quella su Giovanni Toti è un’inchiesta “meta”: metapolitica, metagiuridica, metafisica. Ieri il governatore ligure, agli arresti da oltre un mese e mezzo, ha potuto incontrare a casa sua il vicepresidente Alessandro Piana, leghista, che lo sta sostituendo alla guida della Regione i suoi due assessori Giacomo Giampedrone e Marco Scajola. «Incontri politici» ha chiesto e specificato l’avvocato Stefano Savi, e hanno confermato i tre esponenti della giunta. Venerdì prossimo il governatore riceverà ai domiciliari i responsabili regionali dei tre partiti che, oltre alla Lista Toti, ne sostengono la maggioranza, il leghista Rixi, il forzista Roberto Bagnasco e Matteo Rosso di Fdi. Poi incontrerà anche i parlamentari Maurizio Lupi e Giuseppe Bicchielli, suoi compagni di partito.

Si è verificata, in Liguria, una situazione unica, che fa precedente: un presidente arrestato che non governa ma può far politica e tenere riunioni con chi governa, a patto che, sulla parola dei partecipanti, i summit non entrino nel dettaglio operativo.

Ma veniamo ai fatti. Nel vertice di ieri, Toti avrebbe incoraggiato i suoi ad andare avanti e gestire le pratiche sul tavolo senza il ricorso a commissari. Si tratta di una dozzina di miliardi solo di opere, tra diga, infrastrutture, ospedali. Orizzonte di lavoro, la fine della legislatura, autunno 2025: lo ha specificato la giunta nella conferenza stampa seguita all’incontro. Di dimissioni, è stato ribadito per l’ennesima volta, non se ne parla. E questo sarebbe il secondo “unicum” della vicenda: un presidente che resta agli arresti oltre un anno senza dimettersi né chinare il capo di fronte alla Procura, che ha esplicitamente preteso il passo indietro come requisito per la scarcerazione.

Terza stranezza, per ora solo ipotetica ma paventata dai pm: portare Toti al giudizio immediato, ovverosia continuare a giustificare il suo mancato rilascio con il fatto che le indagini non sono chiuse, salvo poi accelerarne l’incriminazione pretendendo una formula rapidissima, utilizzata solo quando il quadro probatorio è semplice, documentato e completo.

Questo strumento consentirebbe ai magistrati di tenere il governatore agli arresti per tutto il processo. Non ci sarebbero le basi giuridiche per arrivare a tanto ma abbiamo già visto, con la ricusazione dell’istanza di revoca degli arresti, che i presupposti di diritto possono diventare un dettaglio.

Un passo di lato consente di vedere tutto molto chiaramente. I magistrati tengono agli arresti un presidente di Regione nonché politico di primo piano da sette settimane, durante le quali non sono emersi nuovi fatti a suo carico e però neppure si sono fatti passi significativi verso il rinvio a giudizio. Quanto può durare questa sospensione della democrazia per mano giudiziaria? Con l’aggravante che l’azione della Regione, sulla quale si concentrano circa il 20% dei fondi stanziati dal Pnrr per l’Italia, come è naturale, a causa dell’inchiesta ha rallentato, con potenziale gravissimo danno per le casse dello Stato?

Le dimissioni, che la spallata della Procura auspicava, più passa il tempo e più sembrano fuori discussione, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe. La maggioranza di centrodestra tiene e, anche da Roma, non sfiducia il suo governatore.

Ormai si è di fatto chiusa la finestra elettorale dell’autunno; se ci saranno elezioni anticipate, saranno a febbraio 2025, altrimenti si va a fine mandato. Viceversa la sinistra, che all’inizio era saltata a due gambe sull’inchiesta, ha abbassato i toni. Il voto delle Europee, con risultati simili alle medie nazionali, ha dimostrato che gli elettori liguri non si sono fatti condizionare dall’inchiesta. E questa è stata una prima doccia fredda per l’opposizione. La seconda è che non c’è fretta da parte del Pd di trovare un candidato- il prescelto sarebbe l’ex ministro Andrea Orlando, spezzino e quindi inviso a parte dei demi genovesi, ancora di scuola burlandiana-, e investire tutto sudi lui.

Tant’è che i dem hanno lasciato nuovamente solo il teorico leader dell’opposizione in consiglio regionale, il giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa, che se fosse per lui scenderebbe in piazza tutti i giorni, ma trova scarsi adepti. La terza è che i liguri che rimpiangono Toti e lo rivorrebbero subito al suo posto sono oggi più di quanti non siano indignati con il presidente per l’inchiesta.

In questo quadro, la Procura viene sospettata da parte dell’opinione pubblica di aver messo in piedi un’inchiesta dalle forti connotazioni politiche, che punta, più che a processare reati, a moralizzare la Liguria e scardinare un sistema di potere e un metodo di finanziamento della politica. Per aggirare questa accusa, si insinua, sarebbe stata concessa dai pm l’agibilità politica a Toti, proprio attraverso gli incontri come quelli di ieri, a patto che formalmente non riprenda ruoli amministrativi. Ma così facendo, di fatto, la magistratura si contraddice, perché i vertici politici e non amministrativi con la giunta dagli arresti fanno venire meno i presupposti giuridici dei medesimi. La custodia cautelare infatti non dovrebbe avere lo scopo di impedire al presidente eletto di governare ma quello di evitargli contatti che gli consentano di alterare il quadro delle indagini. Qualcuno si è incartato? 

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