Il doppio gioco di Conte: dice di placare gli animi, ma fomenta le folle. Ma c’è chi l’ha sgamato, di brutto….

Giuseppe Conte ha fatto del Reddito di cittadinanza la sua arma di propaganda e di battaglia social-politica. Peccato che quella che impugna dalle ultime settimane di campagna elettorale, rischi di rivelarsi un’arma a doppio taglio. Specie se impugnata da chi si spaccia, e vuole passare, per pompiere, quando è lui stesso ad aizzare il fuoco. Per esempio, innescando a suon di post e battibecchi a distanza con colleghi e avversari politici, una bomba sociale che poi, a parole, dice di temere e di voler disinnescare. Una contraddizione vivente, la sua, che è tornata a riproporsi come tale anche oggi, che l’ex premier è andato in trasferta a Napoli.

Basta guardare il vocabolario del lessico politico che Conte utilizza per slogan e dichiarazioni a effetto per rendersi conto di quanto, dicendo di voler placare gli animi, in realtà aizzi le folle. E non solo sul Rdc. Basti considerare l’ultimo scambio polemico a distanza intercorso proprio oggi tra il ministroCrosetto e l’ex premier sulla questione “armi all’Ucraina”. Laddove il titolare del dicastero della Difesa ha dovuto respingere, e con forza, in un’intervista al Corriere della Sera, le accuse lanciate da Contea «un governo guerrafondaio». Sottolineando tra l’altro: «Non sono mai stato guerrafondaio né nei fatti, né a parole. Conte lo è quando usa parole così dure attaccando persone fisiche che in questo momento hanno il dovere di ricoprire istituzioni». Dicendosi il ministro, peraltro, oltremodo «amareggiato da questo modo di fare politica».

Già, un modo di fare politica che tira il sasso in piazza e nasconde la mano. Come quando, a proposito di povertà e emergenze sociali, Conte alla “Cicero pro domo sua”, per difendere il grimaldello del Reddito di cittadinanza, a cui si avvinghia dalle ultime elezioni, dichiara: «Io non fomento l’odio, semmai la violenza la fomenta un Governo che mira a lasciare sul lastrico senza soluzione persone che non arrivano a fine mese. Un Governo che non offre soluzioni per chi è maggiormente in difficoltà». Minacciando sibillinamente tra le righe di temere “assolutamente” che «lo stop al reddito di cittadinanza possa scatenare disordini sociali». Insomma, lo stile è sempre lo stesso: aizzare la folla – specie se ti trovi, come lui oggi, a Scampia – per poi dire che è qualcun altro a farlo.

Tanto che, a conclusione del suo tour partenopeo, dove sappiamo insiste la platea più estesa di percettori del Rdc, Conte conclude la sua opera di indottrinamento spregiudicato asserendo testualmente: «Raccoglieremo le voci e le storie dei percettori di reddito di cittadinanza, assolutamente onesti e che hanno voglia di lavorare, e le porteremo a Roma. Dopo essere stati in giro per l’Italia ci sarà una manifestazione a Roma e confidiamo che il governo finalmente ci ascolti». Un appello alla mobiliytazine che suona più come un avvertimento, che come una sollecitazione. Del resto, le parole sono i ferri del mestiere di un avvocato – e ancor più per un politico – e Conte sa bene come strumentalizzarne il significato e giocare sullo scambio di ruoli tra mittente e destinatari…

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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